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Preludio di una saga complessa di fanta-politica, il film animato di "Jin-Roh" può però benissimo essere anche punto di partenza e punto finale della semplice narrazione di come l'essere umano si de-umanizzi con una velocità imbarazzante. Che siano motivazioni partigiane o di difesa dell'ordine prestabilito, le parti in gioco in un gioco umano pensano sempre con una logica propria che all'altro è incomprensibile. In una coppia di amanti la volontà di ciascuno è incomprensibile. Tra due amici c'è incomprensibilità, tanto che spesso qualcuno si allontana e tradisce. Chi muore verrà dimenticato, come capita a un rudere alle soglie della strada, la cui forma non salta più alla memoria - non è tutto ciò incomprensibile? E perché far saltare in aria la propria giovane vita per un'idea di cui magari non si sono neanche comprese le portate, i dettagli, i cui lembi sono ancora sfilacciati? Incomprensibile. Tutto è incomprensibile in "Jin-Roh", ma logico. La logica ferrea taglia l'acciaio e le tante vite che in due ore si affacciano ai nostri occhi. In modo realistico (con una tecnica di animazione tra le più realistiche mai viste) corpi saltano in aria e vengono sminuzzati da proiettili di grosso calibro.
Uno dei pochi film in cui i protagonisti muoiono - tutti, dal primo all'ultimo. Chi muore per un'esplosione, chi muore per un colpo di pistola e chi muore solo dentro e dentro, da solo, ormai lupo solitario parte di un branco di fantasmi.