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“Sono piccoli problemi di cuore dati da un’amicizia che profuma d’amore… sono piccoli problemi di cuore dove un bacio rubato è qualcosa di più”

Queste parole, intonate da Cristina D’avena in onda su Italia 1 verso il tramonto degli anni ‘90, ancora riverberano nei cuori delle nostalgiche, rievocando forti emozioni a tutte quelle ragazzine cresciute a pane e Bim Bum Bam che ricordano con amore e tante lacrimucce uno dei principali classici shōjo anni ‘90.
Anni d’oro per le bambine sognatrici e romantiche, oltre a “Piccoli problemi di cuore” (trasposizione animata del manga cult “Marmalade Boy”), sulla stessa rete venivano trasmessi: “Sailor Moon”, “Kiss me Licia”(“Love me Knight”), “È quasi magia Johnny”(“Orange Road”), cartoni animati (all’epoca non vi erano altre nomenclature) cosi ardenti di sentimenti da scaldare anche gli animi più algidi.
Erano gli anni in cui i triangoli diventavano quadrilateri poi pentagoni e perché no anche esagoni amorosi, trasponendo crucci adolescenziali in travagliate cornici da Soap opera cartoonesca.
Nonostante sia legato a “Piccoli problemi di cuore” fin dalla tenera età, costatare come il doppiaggio italiano abbia completamente rimaneggiato e stravolto la sceneggiatura di Wataru Yoshizumi ha inevitabilmente intaccato l’immagine idealizzata della trasposizione animata che avevo radicata in me. Il manga, pur preservando sempre uno spirito allegro e gioviale, riesce a trattare anche tematiche piuttosto spinose come il tradimento, lo scambio di coppia, e l’amore tra insegnante e alunno, temi completamente censurati dall’oltremodo edulcorato doppiaggio nostrano.

I genitori di Miki, tornati da un viaggio alle Hawaii, decidono di scambiarsi i partner con una coppia conosciuta in vacanza, i Matsura. Anche i Matsura hanno un figlio, Yu, coetaneo di Miki, un ragazzo introverso e dalla bellezza venerea che non tarda a far breccia nel cuore della ragazza, dato che, le loro rispettive e strampalate famiglie decidono di andare a vivere sotto lo stesso tetto, dando origine a un bizzarra (per usare un eufemismo) famiglia allargata.

L’evoluzione del rapporto tra Miki e Yu è indubbiamente uno degli aspetti più interessanti del manga; la Yoshizumi ci mostra una crescita graduale e ponderata di un sentimento puro e sincero, lungo un sentiero dalle mille traversie, dimostrandoci che non c’è barriera in grado di arginare il vero amore.
"Sai, Yu, tu assomigli alla marmellata d'arancia. Dentro sei amaro, ma nessuno ci fa caso perché viene ingannato dalla tua apparenza. Ti chiamerò Marmalade Boy! Ti sta a pennello, non credi?"

Anche i personaggi secondari risultano ben sviluppati; a spiccare sono sopratutto: Meiko, la migliore amica di Miki che si innamora del professor Namura, originando il più classico degli amori “belli e impossibili”, e Ginta, prima fiamma di Miki che adesso veste i panni del migliore amico friendzonato, il quale, a causa di un equivoco, si è lasciato scappare l’opportunità di fidanzamento con la ragazza che ha sempre amato.
Proprio gli equivoci giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo delle vicende, e se all’inizio intrigano e divertono dopo un po’ finiscono con l’impregnare l’opera di una prevedibile e tediosa ridondanza narrativa.
Tutti, e dico tutti i colpi di scena si basano su misunderstanding, fraintendimenti, e incomprensioni, che sfociano in risvolti banali ed espedienti narrativi ripetuti a più riprese che ben presto smettono di stupire.

Nonostante lo scorrere inesorabile del tempo (parliamo di un manga di 30 anni fa), l’opera ha preservato una freschezza invidiabile grazie alla sua insita e spassionata leggerezza, incarnata alla perfezione dalla briosa protagonista, risultando ancora oggi scorrevole e perfettamente godibile dall’inizio alla fine, merito anche di una longevità equilibrata e calcolata che non subisce annacquamenti in corso d’opera.

Il tratto morbido di Wataru Yoshizumi si lascia apprezzare specialmente nei primi piani, che sfoggiano i classici occhioni dardeggianti in stile shōjo.
Una particolare cura è stata riservata al vestiario dei protagonisti, che esibiscono diversi outfit indossando marchi come Adidas e Fila.
Purtroppo le tavole esprimono poco dinamismo, e le scene più movimentate, come la partite di tennis, finiscono per essere drasticamente depotenziate dalla troppa staticità dei disegni.
E, anche se è un problema piuttosto comune dei manga di quegli anni, risalta l’eccessiva approssimazione nella realizzazione degli sfondi, con fondali vuoti che risultano perlopiù assetti di figure geometriche squadrate e asettiche incapaci di conferire una giusta cornice.
Un plauso alla Ultimate Deluxe Edition targata Planet Manga, che tra pagine a colori e il nuovo formato da collezione, ci fornisce l’edizione definitiva di un gioiellino del target.

“Marmalade Boy” ha originato alcuni dei principali stereotipi degli shōjo manga moderni, dando vita a una lunga serie di opere derivative che presentano si gli stessi cliché, ma raramente le stesse atmosfere.
Perché al netto delle sue imperfezioni “Marmalade Boy” è un tuffo nostalgico tra lettere d’amore e banchi di scuola, che ci ricorda le prime cotte, le occasioni ormai perdute, e i baci al batticuore in quelle magiche notti d’estate che non torneranno più.
La Yoshizumi ci consegna un classico del manga anni ‘90, all’inconfondibile sapore dolce della marmellata d’arancia.