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8.5/10
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È sempre difficile scrivere di un’opera così breve senza rivelare troppo, soprattutto quando il messaggio che vuole trasmettere permea ogni pagina dall’inizio alla fine, rendendo quasi impossibile riassumerlo senza rovinare l'esperienza ai futuri lettori. Mi sento di consigliarlo davvero a tutti: è un one-shot rapido da leggere che, nel caso non vi dovesse piacere, non vi porterà via molto tempo.

Trama
La storia segue Fujino, una bambina in quarta elementare che pubblica regolarmente yonkoma (strisce comiche a quattro vignette) sul giornalino scolastico. Un giorno, su richiesta di un insegnante, si ritrova a condividere la pagina con Kyomoto, una compagna di scuola hikikomori che si rivela dotata di una grande abilità nel disegnare sfondi. Temendo di non essere più considerata la migliore, Fujino inizia a concentrarsi ossessivamente sul migliorare la propria tecnica, ma dopo due anni di sforzi finisce per arrendersi e darsi per vinta, abbandonando il disegno. Una volta finite le elementari ha finalmente l’occasione di fare la conoscenza di Kyomoto: questo incontro farà rinascere in lei la passione per il fumetto e segnerà l’inizio di una forte amicizia che porterà le due a collaborare per realizzare un proprio manga.

Sviluppo della storia
L’introduzione di Fujino e la nascita dell’amicizia con Kyomoto vengono raccontate in modo sintetico ma molto efficace, mentre la parte seguente, fino alla decisione di Kyomoto di iscriversi all’accademia di belle arti, procede quasi per istantanee isolate, risultando troppo stringata. Se l’autore avesse dedicato più spazio alla loro quotidianità, invece di focalizzarsi quasi esclusivamente sul loro lavoro, la narrazione sarebbe risultata più organica e scorrevole, dando maggiore risalto alla brusca conclusione della prima metà del manga. D’altronde, in un'opera il cui fulcro è il legame tra due persone, se la costruzione di questo rapporto avviene troppo velocemente, il momento in cui si spezza rischia di perdere buona parte del suo impatto emotivo. Sarebbe bastato aggiungere anche solo una ventina di pagine alle 140 attuali: un incremento contenuto, specialmente tenendo conto del fatto che “Goodbye, Eri”, altro one-shot di Fujimoto, ne conta ben 200.

Disegni
I disegni sono semplici ma estremamente espressivi, capaci di trasmettere perfettamente la passione e i sentimenti delle due protagoniste. Un ottimo esempio è la sequenza in cui Fujino corre sotto la pioggia dopo aver ritrovato la voglia di disegnare: una danza liberatoria ed euforica che culmina in una splash page veramente emozionante. Apprezzabili anche le inquadrature fisse sulla scrivania che si susseguono per diverse vignette, nelle quali Fujino appare immobile mentre intorno a lei l’ambiente cambia; questa scelta trasmette con efficacia sia la sensazione dello scorrere del tempo, sia la dedizione al suo lavoro.

Considerazioni finali (con spoiler)
Il colpo di scena che ribalta i toni allegri del manga mi ha spiazzato, non tanto per la tragicità dell’evento in sé, ma perché mi ha subito riportato alla mente il terribile attentato alla Kyoto Animation del 2019. Il riferimento alla strage della KyoAni è assolutamente voluto, e irrompe nella narrazione rendendo la lettura molto più carica emotivamente per chi ha vissuto la notizia all’epoca. Non posso fare a meno di chiedermi se dietro a questa scelta ci sia stata solo l’idea di richiamare un evento che suscitò enorme scalpore, oppure qualcosa di più profondo, come un legame personale tra Fujimoto e una delle vittime. Ho apprezzato molto la parentesi “what-if” e ho trovato il finale estremamente emozionante: il modo in cui viene trattato il “senso di colpa del sopravvissuto” di Fujino riesce a toccare corde molto profonde. L’unico motivo per cui era tornata a disegnare era stata la gioia che i suoi lavori portavano a Kyomoto; dopo la sua morte, Fujino resta con il vuoto lasciato dall’amica e il peso di una responsabilità che non le appartiene. È molto bello che in qualche modo, alla fine di tutto, sia ancora una volta Kyomoto a darle la spinta necessaria per non arrendersi e continuare ad andare avanti.