Recensione
“L’innominabile e altre storie” di Gou Tanabe è un volume che rientra nella sua produzione legata all’universo di H.P. Lovecraft. L’edizione è in linea con gli altri volumi pubblicati, ben curata e coerente con lo stile che Tanabe porta avanti da anni. È una raccolta di racconti brevi, tutti ispirati ai testi lovecraftiani, pensata soprattutto per chi già conosce e segue questo filone.
La trama, o meglio le trame, ripropongono situazioni e atmosfere tipiche di Lovecraft: misteri, presenze inquietanti, conoscenze proibite e orrori che restano spesso fuori campo. I racconti sono autoconclusivi e seguono uno schema ormai familiare, ma proprio qui nasce il limite del volume. Rispetto ad altri adattamenti di Tanabe, le storie risultano meno incisive e meno coinvolgenti, come se mancasse quel guizzo capace di renderle davvero memorabili.
I personaggi svolgono il loro ruolo senza particolari problemi, ma non riescono a lasciare un segno forte. Sono funzionali alla storia e all’atmosfera, però restano un po’ piatti, soprattutto se messi a confronto con altri protagonisti visti in precedenti lavori dell’autore. Si ha spesso la sensazione che siano più strumenti narrativi che veri personaggi da ricordare.
Le tematiche sono quelle classiche dell’universo lovecraftiano: l’ignoto, la paura di ciò che va oltre la comprensione umana, il senso di impotenza dell’uomo davanti a forze più grandi di lui. Tutto è presente e riconoscibile, ma anche qui emerge una certa stanchezza. Viene spontaneo chiedersi se l’autore non abbia ormai spremuto un po’ troppo questo immaginario, senza riuscire a rinnovarlo davvero.
Sul fronte dei disegni, invece, Gou Tanabe si conferma su un livello alto. Il tratto è pulito, preciso, molto atmosferico, e riesce sempre a rendere bene il senso di inquietudine e oppressione. Da questo punto di vista non c’è molto da criticare: le tavole funzionano e mantengono lo standard qualitativo a cui l’autore ci ha abituati.
In conclusione, “L’innominabile e altre storie” è probabilmente il volume che mi ha convinto di meno tra quelli di Gou Tanabe. I disegni restano ottimi, ma i racconti lasciano un po’ a desiderare e risultano meno forti rispetto ad altri adattamenti di Lovecraft. Un volume che si legge senza problemi, ma che difficilmente rimane impresso. Forse servirebbe un cambio di direzione o una pausa da questo immaginario così sfruttato. Voto finale 6.5/10
La trama, o meglio le trame, ripropongono situazioni e atmosfere tipiche di Lovecraft: misteri, presenze inquietanti, conoscenze proibite e orrori che restano spesso fuori campo. I racconti sono autoconclusivi e seguono uno schema ormai familiare, ma proprio qui nasce il limite del volume. Rispetto ad altri adattamenti di Tanabe, le storie risultano meno incisive e meno coinvolgenti, come se mancasse quel guizzo capace di renderle davvero memorabili.
I personaggi svolgono il loro ruolo senza particolari problemi, ma non riescono a lasciare un segno forte. Sono funzionali alla storia e all’atmosfera, però restano un po’ piatti, soprattutto se messi a confronto con altri protagonisti visti in precedenti lavori dell’autore. Si ha spesso la sensazione che siano più strumenti narrativi che veri personaggi da ricordare.
Le tematiche sono quelle classiche dell’universo lovecraftiano: l’ignoto, la paura di ciò che va oltre la comprensione umana, il senso di impotenza dell’uomo davanti a forze più grandi di lui. Tutto è presente e riconoscibile, ma anche qui emerge una certa stanchezza. Viene spontaneo chiedersi se l’autore non abbia ormai spremuto un po’ troppo questo immaginario, senza riuscire a rinnovarlo davvero.
Sul fronte dei disegni, invece, Gou Tanabe si conferma su un livello alto. Il tratto è pulito, preciso, molto atmosferico, e riesce sempre a rendere bene il senso di inquietudine e oppressione. Da questo punto di vista non c’è molto da criticare: le tavole funzionano e mantengono lo standard qualitativo a cui l’autore ci ha abituati.
In conclusione, “L’innominabile e altre storie” è probabilmente il volume che mi ha convinto di meno tra quelli di Gou Tanabe. I disegni restano ottimi, ma i racconti lasciano un po’ a desiderare e risultano meno forti rispetto ad altri adattamenti di Lovecraft. Un volume che si legge senza problemi, ma che difficilmente rimane impresso. Forse servirebbe un cambio di direzione o una pausa da questo immaginario così sfruttato. Voto finale 6.5/10