Recensione
Gojira VS Destroyer
7.0/10
Quando la Toho constatò che gli ultimi due film della serie non erano andati un granché bene al botteghino, si prese una decisione fatale: il prossimo film della serie “Heisei”, ossia questo, sarebbe stato l’ultimo per “Godzilla” in tutti i sensi (certo, al cinema non esistono conclusioni definitive, ma questa è un’altra storia).
Per concludere in bellezza la saga si stabilì di introdurre un nuovo nemico, Destroyer, e si decise di incentrare totalmente la storia su Godzilla. Al contrario di quanto accaduto con gli altri capitoli “Heisei”, qui non ci sono sottotrame che coinvolgono solo o quasi solo gli esseri umani: gli occhi devono essere tutti, come non mai, per il Re dei Mostri. Persino la tematica umanistica di solito abbinata alla saga viene accantonata per sostituirla con un’atmosfera da tributo finale.
Di conseguenza, la prima parte del film, dopo un breve prologo che sa colpire l’attenzione (l’attacco del mostro a Hong Kong), si concentra lungo due linee: quella degli esseri umani che scoprono cosa sta succedendo a Godzilla e devono capire come impedirlo, e quella inerente la nascita di Destroyer.
In generale questo primo segmento scorre bene, ma devo dire che la linea riguardante “Godzilla” non mi ha colpito molto: sono scene realizzate in maniera ordinaria, quindi non annoiano e nemmeno entusiasmano, si fanno notare giusto per le numerose citazioni al primo capitolo della saga, inserite per dare al film un aspetto da cerchio che si chiude (visto che la serie “Heisei” si ricollega direttamente al capostipite). Proprio per tale motivo viene chiamata nel cast anche Momoko Kōchi, che riprende il ruolo di Emiko Yamane, principale personaggio femminile nel film del 1954.
Risulta invece molto più interessante l’altra sottotrama riguardante la genesi di Destroyer, perché qui la trama sa inserire almeno due sequenze che (specialmente la seconda) sono molto buone in quanto a suspense e hanno pure un tocco horror (ci ho visto anche un rimando diretto ad “Alien 2”).
Da notare anche Godzilla Junior, la cui presenza non è inutile ma circoscritta come funzione: serve solo a far odiare Destroyer e a indirizzare contro quest’ultimo la furia del titano radioattivo.
La seconda parte del film ha un’ultima mezz’ora quasi full action (quasi perché ci sono delle pause per Godzilla padre e figlio e per gli umani) e mostra lo scontro tra i due mostri, dandoci un bell’esempio di combattimento classico alla Big G: a livello di schema non ci sono novità, però le tipiche azioni sono realizzate con un’enfasi visiva grande (i tecnici addetti alle esplosioni si sono scatenati anche qui) e violenta, per farci ammirare la piena potenza di Godzilla con un finale letteralmente di fuoco e fiamme. Inoltre Destroyer, la cui forma finale ha un buon look spaventoso, sa essere abbastanza potente e cattivo da farci sperare che Godzilla lo polverizzi.
Il finale difficilmente non provocherà l’occhio lucido al fan di Big G: è realizzato con uno stile che mescola bene solennità e mestizia, e la sua efficacia si nota proprio dal suo essere capace di farci dispiacere per la sorte di un mostro che in tutta questa serie è sempre stato, tecnicamente, una minaccia da fermare.
Passando al resto: i personaggi umani non sono molto interessanti, servono giusto a far andare avanti la trama. Sono invece piuttosto validi gli effetti speciali, che ai costumi e modellini tipici del genere aggiungono anche effetti in CG (pochi rispetto a oggi, ma abbastanza per un film di questo tipo) che, rivisti adesso, non appaiono troppo finti.
Per concludere, l’ultimo capitolo "Heisei" non è un prodotto eccezionale, ma è comunque un film di buon livello che conclude con dignità uno dei cicli di “Godzilla”.
Per concludere in bellezza la saga si stabilì di introdurre un nuovo nemico, Destroyer, e si decise di incentrare totalmente la storia su Godzilla. Al contrario di quanto accaduto con gli altri capitoli “Heisei”, qui non ci sono sottotrame che coinvolgono solo o quasi solo gli esseri umani: gli occhi devono essere tutti, come non mai, per il Re dei Mostri. Persino la tematica umanistica di solito abbinata alla saga viene accantonata per sostituirla con un’atmosfera da tributo finale.
Di conseguenza, la prima parte del film, dopo un breve prologo che sa colpire l’attenzione (l’attacco del mostro a Hong Kong), si concentra lungo due linee: quella degli esseri umani che scoprono cosa sta succedendo a Godzilla e devono capire come impedirlo, e quella inerente la nascita di Destroyer.
In generale questo primo segmento scorre bene, ma devo dire che la linea riguardante “Godzilla” non mi ha colpito molto: sono scene realizzate in maniera ordinaria, quindi non annoiano e nemmeno entusiasmano, si fanno notare giusto per le numerose citazioni al primo capitolo della saga, inserite per dare al film un aspetto da cerchio che si chiude (visto che la serie “Heisei” si ricollega direttamente al capostipite). Proprio per tale motivo viene chiamata nel cast anche Momoko Kōchi, che riprende il ruolo di Emiko Yamane, principale personaggio femminile nel film del 1954.
Risulta invece molto più interessante l’altra sottotrama riguardante la genesi di Destroyer, perché qui la trama sa inserire almeno due sequenze che (specialmente la seconda) sono molto buone in quanto a suspense e hanno pure un tocco horror (ci ho visto anche un rimando diretto ad “Alien 2”).
Da notare anche Godzilla Junior, la cui presenza non è inutile ma circoscritta come funzione: serve solo a far odiare Destroyer e a indirizzare contro quest’ultimo la furia del titano radioattivo.
La seconda parte del film ha un’ultima mezz’ora quasi full action (quasi perché ci sono delle pause per Godzilla padre e figlio e per gli umani) e mostra lo scontro tra i due mostri, dandoci un bell’esempio di combattimento classico alla Big G: a livello di schema non ci sono novità, però le tipiche azioni sono realizzate con un’enfasi visiva grande (i tecnici addetti alle esplosioni si sono scatenati anche qui) e violenta, per farci ammirare la piena potenza di Godzilla con un finale letteralmente di fuoco e fiamme. Inoltre Destroyer, la cui forma finale ha un buon look spaventoso, sa essere abbastanza potente e cattivo da farci sperare che Godzilla lo polverizzi.
Il finale difficilmente non provocherà l’occhio lucido al fan di Big G: è realizzato con uno stile che mescola bene solennità e mestizia, e la sua efficacia si nota proprio dal suo essere capace di farci dispiacere per la sorte di un mostro che in tutta questa serie è sempre stato, tecnicamente, una minaccia da fermare.
Passando al resto: i personaggi umani non sono molto interessanti, servono giusto a far andare avanti la trama. Sono invece piuttosto validi gli effetti speciali, che ai costumi e modellini tipici del genere aggiungono anche effetti in CG (pochi rispetto a oggi, ma abbastanza per un film di questo tipo) che, rivisti adesso, non appaiono troppo finti.
Per concludere, l’ultimo capitolo "Heisei" non è un prodotto eccezionale, ma è comunque un film di buon livello che conclude con dignità uno dei cicli di “Godzilla”.