Recensione
Le somiglianze col soggetto di un’altra serie che avevo molto gradito (Terrified teacher) mi ha spinto a seguire questo titolo, ma a conti fatto potevo risparmiarmelo.
Partiamo dall'inizio: la serie vorrebbe essere un mix tra la commedia, il fantasy e l'introspezione e tale mix purtroppo fallisce in due casi su tre, quasi, a causa di una narrazione spesso troppo superficiale e che a volte dà uno spazio eccessivo ad un soggetto che non riesce a riempirlo del tutto.
Tali problemi si notano nelle numerose sequenze in cui le cose succedono ma non dicono nulla, cioè non trasmettono alcuna emozione, non coinvolgono, e questo purtroppo si lega al secondo problema in quanto possiamo avere parti di episodi lunghe 10 minuti ( e almeno in un paio di casi la faccenda riguarda l'intero episodio) che sono davvero noiose non solo perché contengono elementi raccontati in maniera piatta, ma tali elementi sono anche troppo pochi per coprire lo spazio di tempo che viene loro concesso. Da questo derivano tempi morti e lungaggini.
Sempre per tali motivi l'umorismo non funziona (niente risate e solo qualche volta si sorride) e l'elemento fantasy non trasmette alcun fascino. Persino l'introspezione, se guardiamo al principale protagonista umano, in buona parte della serie fallisce visto che la sua avversione verso gli umani si riduce a qualche frase sporadica qui e là.
A risollevare (comunque di poco) la situazione, evitando il tedio totale ad ogni puntata, c'è che in alcuni casi proprio l'introspezione (l'avevo detto che almeno un caso su tre funziona abbastanza) riesce davvero a svolgere il suo lavoro, in maniera non certo eccezionale ma tutto sommata onesta, facendoci empatizzare realmente con i motivi dei personaggi e questo si nota nel modo in cui viene tratteggiata la giovane Isaki, poi nell'episodio 4 dedicato ad Usami e anche negli ultimi tre episodi, con il rapporto complesso tra l'insegnante Hitoma e l'ex-allieva Mirai.
Inoltre il folto numero di studentesse (nel corso della storia non rimangono sempre le stesse, si alternano) è sia inutile che utile: sul piano tematico non aggiunge molto, perché tutte queste ragazze hanno lo stesso sogno (cambiano i dettagli ma non la sostanza) e c'è sempre il problema della narrazione piatta, per cui almeno nella maggior parte dei casi il loro desiderio non ci emoziona; tuttavia fornisce comunque del materiale che permette di avere diverse volte delle sequenze con davvero qualcosa da raccontare accanto alle sequenze ‘vuote’.
Probabilmente l'unico elemento della serie che davvero non delude è quello tecnico: in generale il livello delle animazioni resta sempre buono e i design dei personaggi sono adeguati. Quando si tratta di ragazze adulte si fanno alcune concessioni al fan service, ma nulla di eccessivo. Le musiche non mi hanno detto niente.
Per concludere, Misanthrope non è stata una visione di quelle proprio agghiaccianti (qualcosa di riuscito c'è) ma neppure molto interessante (ci si può anche annoiare eccome), quindi per quanto mi riguarda è un titolo che si può pure evitare di guardare.
Partiamo dall'inizio: la serie vorrebbe essere un mix tra la commedia, il fantasy e l'introspezione e tale mix purtroppo fallisce in due casi su tre, quasi, a causa di una narrazione spesso troppo superficiale e che a volte dà uno spazio eccessivo ad un soggetto che non riesce a riempirlo del tutto.
Tali problemi si notano nelle numerose sequenze in cui le cose succedono ma non dicono nulla, cioè non trasmettono alcuna emozione, non coinvolgono, e questo purtroppo si lega al secondo problema in quanto possiamo avere parti di episodi lunghe 10 minuti ( e almeno in un paio di casi la faccenda riguarda l'intero episodio) che sono davvero noiose non solo perché contengono elementi raccontati in maniera piatta, ma tali elementi sono anche troppo pochi per coprire lo spazio di tempo che viene loro concesso. Da questo derivano tempi morti e lungaggini.
Sempre per tali motivi l'umorismo non funziona (niente risate e solo qualche volta si sorride) e l'elemento fantasy non trasmette alcun fascino. Persino l'introspezione, se guardiamo al principale protagonista umano, in buona parte della serie fallisce visto che la sua avversione verso gli umani si riduce a qualche frase sporadica qui e là.
A risollevare (comunque di poco) la situazione, evitando il tedio totale ad ogni puntata, c'è che in alcuni casi proprio l'introspezione (l'avevo detto che almeno un caso su tre funziona abbastanza) riesce davvero a svolgere il suo lavoro, in maniera non certo eccezionale ma tutto sommata onesta, facendoci empatizzare realmente con i motivi dei personaggi e questo si nota nel modo in cui viene tratteggiata la giovane Isaki, poi nell'episodio 4 dedicato ad Usami e anche negli ultimi tre episodi, con il rapporto complesso tra l'insegnante Hitoma e l'ex-allieva Mirai.
Inoltre il folto numero di studentesse (nel corso della storia non rimangono sempre le stesse, si alternano) è sia inutile che utile: sul piano tematico non aggiunge molto, perché tutte queste ragazze hanno lo stesso sogno (cambiano i dettagli ma non la sostanza) e c'è sempre il problema della narrazione piatta, per cui almeno nella maggior parte dei casi il loro desiderio non ci emoziona; tuttavia fornisce comunque del materiale che permette di avere diverse volte delle sequenze con davvero qualcosa da raccontare accanto alle sequenze ‘vuote’.
Probabilmente l'unico elemento della serie che davvero non delude è quello tecnico: in generale il livello delle animazioni resta sempre buono e i design dei personaggi sono adeguati. Quando si tratta di ragazze adulte si fanno alcune concessioni al fan service, ma nulla di eccessivo. Le musiche non mi hanno detto niente.
Per concludere, Misanthrope non è stata una visione di quelle proprio agghiaccianti (qualcosa di riuscito c'è) ma neppure molto interessante (ci si può anche annoiare eccome), quindi per quanto mi riguarda è un titolo che si può pure evitare di guardare.