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L'anime sentimentale per eccellenza, o forse anche solo l'anime per eccellenza.
La trama è semplice e anche abbastanza banale, volendo.
Yūsaku Godai è un rōnin, ovvero (nell'accezione moderna) uno studente che ha fallito l'esame d'ammissione all'Università. Trasferitosi a Tokyo dalla provincia per frequentare l'Università, ha trovato alloggio nella modesta Ikkoku-kan, pensioncina abitata da molesti inquilini (nota: la Takahashi fu in ciò ispirata da una esperienza personale). Non è strano che il nostro non riesca quindi a trovare la concentrazione per superare gli esigenti esami giapponesi. Presa la decisione di abbandonare la pensione, torna immediatamente sui suoi passi appena gli si para davanti la nuova amministratrice, la bellissima Kyōko Otonashi. È amore a prima vista.
Quasi subito scopriamo che Kyōko è vedova: suo marito, suo ex-professore al liceo e figlio del proprietario dell'Ikkoku-kan, è morto da poco tempo lasciandola sola.
Inizialmente Kyōko è presa solo dal ricordo di Sōichirō (nota: Kyōko rinomina l'amato cane del marito con lo stesso nome), e non fa quasi caso alle avancés di Godai e del ricco-bello-perfetto maestro di tennis Shun Mitaka.
La serie prosegue con questo canovaccio per praticamente tutta la sua durata. A smuovere le acque una serie di personaggi: Kozue Nanao, ex-collega di lavoro di Godai che fa coppia fissa con lui per buona parte della serie, che non si accorge (o non vuole) dei chiari sentimenti d'amore che Godai ha per Kyōko; Ibuki Yagami, studentessa delle superiori che s'innamora di Godai quando questi è impegnato nel tirocinio nella sua scuola; Asuna Mitaka, timidissima ragazza di buona famiglia che s'innamora di Mitaka quando egli viene presentato alla sua famiglia dallo zio con l'intento di combinare un matrimonio.
In particolare il ruolo di Yagami è fondamentale per far uscire allo scoperto i sentimenti di Kyōko per Godai.
Soprattutto nell'ultima parte della serie si susseguono parecchie situazioni ambigue, che però hanno anche lo scopo di indirizzare la trama verso l'inevitabile finale.

La magia sta, come si può intuire, non tanto nella trama ma nella narrazione: l'avvicinamento sentimentale dei protagonisti, la ritrosia di Kyōko nel voler "abbandonare" Sōichirō, la difficoltà delle scelte in momenti cruciali della vita, il coraggio di prendere decisioni.
Ogni personaggio maturerà e troverà la sua strada.

Ad magnificare il tutto una fantastica atmosfera, delle musiche coinvolgenti e sempre calzanti, ottimi disegni, stupenda colorazione (sono troppo innamorato degli anni '80 sotto questi aspetti) e una regia a dir poco sontuosa (elemento che non è parimenti riscontrabile nel manga, leggermente più incentrato sul lato ironico (comunque presente nell'anime)).

Niente è fuori posto, niente è allungato. Tutto è perfetto. Chapeau.