Tra i principali fautori di una vera e propria rinascita del genere delle avventure grafiche in questi ultimi anni – basti vedere il recente lavoro del guru del genere Ron Gilbert, gli sviluppatori di Telltale Games si sono imposti di diritto tra gli studi più conosciuti e apprezzati dei tempi più recenti, prolifici produttori e adattatori di franchise a volte completamente differenti fra loro; talmente consistente è la quantità di prodotti usciti dalle loro fucine che molti, ormai, amano scommettere divertiti su quale sarà il prossimo importante brand a ricevere il trattamento “A Telltale Games Series”.
 
The Walking Dead A New Frontier Recensione PC 1.jpg

E così, dopo il recentissimo primo episodio della promettente saga in cinque parti dedicata ai Guardiani della Galassia (recensita qui dal nostro axydraul), ora è il turno della terza stagione di The Walking Dead, titolo che nella sua prima incarnazione ha trascinato al successo praticamente da solo la casa di San Rafael. In realtà non si tratta di una vera e propria terza serie tradizionalmente intesa, piuttosto di un nuovo inizio, come recita contestualmente il titolo: la denominazione ufficiale è infatti The Walking Dead: A New Frontier, tesa ad indicare una nuova partenza tanto nella trama e nei personaggi quanto, almeno in teoria, concettuale.

ss_5536726c21553315524169e16a4ea0084d7209d8.1920x1080.jpg

Nella realtà dei fatti, però, non cambia poi molto rispetto alla tradizione del developer: i tre episodi già disponibili – acquistabili su PC, PlayStation 4, Xbox One, iOS e Android – mantengono il tono, la struttura e financo diversi elementi narrativi delle precedenti iterazioni, includendo le consuete scelte morali “pesanti”, lo stile estetico - ispirato al lavoro di Charlie Adlard – che già aveva impregnato le prime stagioni, e persino il ritorno di amatissimi personaggi come la coraggiosa Clementine, ora pienamente adolescente. A New Frontier ama, però, giocare anche con elementi narrativi inediti: Clementine svolgerà una parte da deuteragonista di fianco ad una importante new entry, ovvero Javier García; ex-giocatore di baseball, Javier è un giovane completamente focalizzato sul tenere unita la propria famiglia di fronte ai non morti, e soprattutto di fronte ai pochi esseri umani rimasti, che come classicamente vuole il franchise in tutte le sue varie incarnazioni (serie TV, fumetto e videogioco) spesso si rivelano più pericolosi degli stessi zombie. Nel corso dell’intera stagione si esplorano, tramite corposi flashback integrativi, gli eventi che hanno portato alla situazione attuale sia di Javier che di Clementine: del primo conosceremo i retroscena famigliari, partendo dai primissimi giorni dell’infezione, mentre grazie alle retrospettive incentrate su Clementine sapremo cos’è successo tra la seconda e la terza stagione. In generale, ad essere esaminati sono i temi della famiglia e del dovere, grazie allo sguardo nuovo sugli eventi che l’inedito protagonista Javier è capace di dare; i punti più alti del gioco sono raggiunti, piuttosto prevedibilmente, nel corso delle conversazioni con Clementine, ricche di stimoli per il giocatore, che saprà riconoscere in più di occasione i vari riferimenti agli eventi che hanno contribuito a definire la personalità della ragazza – che tra l’altro può cambiare a seconda di come abbiamo scelto di costruire la sua psicologia, sfruttando un comodo riepilogo interattivo proposto ad inizio partita.

ss_c5e96c4420b3607af5c9bad79b306d6a2d9ae78f.1920x1080.jpg

I tre episodi, intitolati Ties That Bind Part One and Two e Above the Law, sembrano, quindi, voler istituire un rapporto di complicità tra Clementine e Javier, due sopravvissuti con background diversi ma caratteristiche profondamente simili: il tono effettivo della loro relazione varia a seconda delle scelte del giocatore, ma è abbastanza sicuro affermare che l’intera stagione è, e sarà, incentrata sulle loro interazioni, nonché sul solito, ricchissimo cast di personaggi secondari più o meno importanti: da un lato abbiamo la famiglia di Javier, composta da distinte personalità - di cui un paio decisamente poco sfruttate - capaci, tutto sommato, di saper generare un certo affetto (o odio) da parte del giocatore; dall’altro, molto più interessante, abbiamo un variopinto ensemble di caratteri piuttosto riusciti provenienti dalle varie comunità instauratesi dopo l’epidemia, la cui morte o sopravvivenza sarà decisa tramite un sistema di scelte e conseguenze che, per quanto immancabilmente appassionante grazie al coinvolgimento e all’immedesimazione che i personaggi sanno suscitare nel giocatore, sa già di vecchio fin dalle primissime battute.

20170420154442_1.jpg

A dispetto dell’altisonante titolazione, infatti, A New Frontier differisce pochissimo dai precedenti lavori di Telltale, nonostante l’aggiornamento del motore grafico dovrebbe, in teoria, garantire alcuni progressi in termini di regia e costruzione delle scene. Il sistema è sempre quello dell’avventura cinematica ormai sdoganato dal developer, con lunghe scene di dialogo che permettono di scegliere fra quattro risposte – nessuna delle quali quasi mai destinata a cambiare nulla di rilevante - intervallate dall’occasionale Quick Time Event in cui menare le mani, pena la morte dei protagonisti; in mezzo, alcuni segmenti esplorativi che definire abbozzati è dir poco, capaci da soli di far calare interesse e suspense in modo drammatico. Si tratta di una formula che Telltale porta avanti ormai da circa cinque anni, e che come già sottolineato più volte in questa sede in occasione della prova di altri titoli dello sviluppatore, comincia davvero a mostrare l’età che avanza. Laddove, infatti, i dialoghi si rivelano nella quasi totalità sapientemente costruiti e dotati del solito, irresistibile carisma tipico dei lavori Telltale, le scene action ed esplorative presentano concept ormai decisamente obsoleti, da rivedere nella loro totalità; se le scene in QTE sono spesso piuttosto basilari e francamente inutili, quelle esplorative rappresentano davvero una spina nel fianco di questa produzione, poiché, come già accennato, hanno l’effetto di far calare inesorabilmente il ritmo di gioco senza che ci sia, effettivamente, un’utilità pratica per la loro presenza, dato il ridotto numero di oggetti e personaggi con cui interagire e gli spazi limitati nei quali muoversi.

20170420152935_1.jpg

Persino la sceneggiatura, in generale, comincia a mostrare una certa stanchezza nella propria consolidata struttura: il sistema di ramificazioni in-game delle proprie decisioni è parso sottotono, e in ben poche occasioni è possibile ravvisare conseguenze apprezzabili delle scelte compiute; può essere degna di nota, magari, l’assenza di questo o quel personaggio, oppure i cambiamenti nell’atteggiamento di alcuni comprimari a seguito di alcune battute, ma ciò che colpisce di A New Frontier sono gli esiti apparentemente simili di tutte le ramificazioni, indipendentemente dalla strada che si è scelto di seguire. Si tratta di un difetto che già permeava The Walking Dead Season Two e diversi altri casi illustri, e si spera che, con la pubblicazione dei restanti due episodi, si possano notare con maggiore profondità gli effetti a lungo termine delle scelte compiute.

Come già detto, a poco è servito un sostanziale upgrade del motore grafico, che ora presenta modelli più dettagliati e rifiniti e ambienti maggiormente complessi e ricchi di dettagli; mancano, infatti, consistenti quanto necessari miglioramenti nelle animazioni, rimaste piuttosto legnose e incerte, che avrebbero magari potuto garantire una maggiore complessità nei comportamenti dei personaggi e maggiori ambizioni scenografiche. Il comparto sonoro presenta, come sempre, un doppiaggio d’eccezione che, sebbene stavolta non includa talenti particolarmente conosciuti (come era stato il caso della prima stagione, che includeva Dave Fennoy nei panni di Lee), non manca mai di dare la giusta espressività ai personaggi, sia principali che minori. Vale la pena segnalare, in ogni caso, che A New Frontier è disponibile solamente in inglese, sottolineando quindi la necessità di una certa dimestichezza con la lingua di Albione per godersi appieno il titolo
 

 
La forza di The Walking Dead, e in generale delle opere Telltale, è sempre stata posta nei personaggi, più che nella complessità del gameplay o nelle sottigliezze del plot. A New Frontier riconferma il trend, e sebbene da un lato ci si poteva – e doveva, data l’età della struttura di gioco – aspettare qualcosa di più, dall’altro non si può fare a meno di rimanere comunque coinvolti dalle vicende confezionate da un developer che ha ormai fatto dell’avventura cinematica un vero e proprio manieristico marchio di fabbrica. Giudicando dai tre episodi usciti finora, A New Frontier si riconferma il solito “piatto” Telltale, con tutti i pro e i contro del caso: un’avventura leggera, con diversi momenti di coinvolgimento ma anche altri di noia, da giocare rigorosamente senza aspettative, limitandosi a lasciarsi trascinare dal carisma dei personaggi e dal format che sa sempre come essere accattivante pur nella sua veneranda età.