Dopo i due tributi ai jrpg classici con il fiabesco I am Setsuna e l'affascinante Lost Sphear, di cui vi invitiamo a leggere la nostra recensioneTokyo RPG Factory si è guadagnato di diritto la nomea con cui era stato effettivamente presentato: il team di Square-Enix incaricato di sviluppare i giochi "con il fascino di una volta". La magia dietro i loro titoli stava proprio nel saper presentare storie dalle premesse semplici ma evocative, con sviluppi non banali e un sistema di gioco che facesse sentire a casa chi, con certi giochi, ci è cresciuto.
 
Oninaki Playstation 4 recensione

I primi loro due titoli erano, appunto, dei tributi in salsa (non troppo) moderna dei jrpg con combattimenti a turni, ma con Oninaki lo studio fa un passo in una direzione diversa, omaggiando gli action-rpg come Adventures of Mana o Secret of Mana, anche di questo vi invitiamo a leggere la recensione, giusto per citare due titoli sempre di Square-Enix. Questo "cambio di genere" avrà permesso al talentuoso team di continuare a brillare, come con i precedenti due?

Oninaki, Tokyo RPG Factory trasporta il giocatore in un mondo dalle laggi tanto ferree quanto peculiari…


La storia di Oninaki è ambientata in un regno con una peculiare scala di priorità: la vita e la morte sono ugualmente importanti perché la Reincarnazione è la fase più sacra, essendo il passaggio che rende letteralmente reale il ciclo della vita, e nel così detto Inner Kingdom dunque i decessi sono strettamente collegati alle nascite. A vigilare su questo processo così importante troviamo i Watcher, ovvero un ente composto da persone capaci di attraversare il Velo e comunicare direttamente con gli spiriti dei defunti.
 
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Quest’ultimi dovranno trovare la forza di lasciarsi andare così da potersi reincarnare, sebbene questo significhi perdere memoria di tutto ciò che si era nella vita precedente. Un passaggio così importante è possibile solo se il singolo spirito non ha rimpianti e, sebbene gli Watcher siano presenti proprio per aiutarli in questo, sono gli affetti e i familiari del defunto coloro su cui grava il fardello più pesante poiché mostrarsi tristi o non accettare la perdita potrebbe rendere impossibile allo spirito abbandonare la propria identità.

Se un defunto non riesce a lasciarsi andare non solo influirà sulla popolazione totale, ma con il tempo rischierà di trasformarsi in un Fallen, un’entità mostruosa che fa dei rimorsi la propria forza e si sfoga attaccando i viventi; non a caso fra le mansioni dei Watcher vi è anche lo sterminio di queste creature. Oltre che diventare dei Fallen o reincarnarsi, c’è una terza strada per i defunti: diventare Daemon.
 
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I Daemon sono figure tanto misteriose quanto preziose che aiutano i Watcher in battaglia, non è chiaro come uno spirito possa diventarlo, ma sono tutti caratterizzati da una vita tormentata, una forte determinazione e una totale amnesia verso ciò che erano prima di morire.

Insieme ai già citati problemi e misteri del regno, in città appare un misterioso killer soprannominato Night Devil il cui odio è così profondo che si vocifera impedisca alle sue vittime di diventare spiriti, omettendole quindi dal ciclo di reincarnazione. Come se non bastasse, una strana setta religiosa chiamata Culto dell’Arca sta conquistando sempre più fedeli, facendo promesse senza fondamenti su ciò che sarà dopo che l’anima accetta la propria morte, territorio sconosciuto persino ai Watcher, e lucrando sulla paura che tale mistero scaturisce.
 
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E’ in questo macabro e decadente contesto che la catena di eventi prenderà piede, con lo schietto e quanto mai dedito al dovere Kagachi come protagonista. Affiancato da una schiera di personaggi più o meno interessanti (più meno che più…), il giovane Watcher si impegnerà nel compiere il suo dovere aiutando i defunti, i loro cari e investigando su Night Devil e i misteri dell’Inner Kingdom.

Durante l’avventura il giocatore avrà modo di vedere da più punti di vista le reazioni delle persone e lo sviluppo della società, con tutte le sue sfaccettature, in un mondo in cui la morte ha tutto un altro peso. Dilemmi, problematiche e situazioni presentate sono più che suggestive, così come lo sono le storie personali dei Daemon, ma nonostante questo la trama generale tende a mancare di mordente, anche nei momenti più intensi, a causa di un cast poco incisivo.
 
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La struttura del mondo di Oninaki non segue la classica impostazione della macro-mappa in cui il viaggio muovendosi da un “quadro” al successivo è parte integrante (e spesso snervante…) dell’avventura. Per spostarsi fra le diverse zone basterà uscire e selezionarne una dall’apposito menù. Ogni zona, nella maggior parte dei casi piuttosto grande, è molto diversa dalle altre non solo per l’estetica ma soprattutto per la conformazione, la quale contribuisce fortemente a diversificare le fasi di combattimento seppur ci si troverà ad affrontare le stesse tipologie di nemici.

Ogni zona è esplorabile sia nella versione “Mondo dei vivi” che “Mondo dei morti”, le due viste sono fondamentalmente uguali, ma sarà spesso necessario passare prima dal lato dei vivi per poter sbloccare il corrispettivo ultraterreno, all’interno del quale sarà possibile trovare degli scrigni o dei percorsi alternativi. Notare inoltre che gli oggetti inanimati nel Mondo dei morti saranno indistruttibili: sono ottime barricate dietro cui rifugiarsi.
 
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Passare da una versione del mondo all’altra è utile per poter affrontare due volte i combattimenti e obbligatorio per attivare certi eventi della storia, ma la vera fregatura è che pur avendo la stessa identica conformazione, la mappa sarà legata alla versione del mondo e quindi si sarà costretti a visitare tutte le aree due volte per completarla.

Per quanto riguarda il battle system, Oninaki va oltre i primi esponenti degli action-rpg e offre una serie di stili e abilità radicalmente differenti, tutte ovviamente da ampliare e potenziare accumulando e spendendo punti, a seconda del Daemon che si sta usando. In generale le opzioni di attacco sono due: gli attacchi semplici con quadrato e le abilità speciali equipaggiate, settabili su triangolo, pallino, R1 e R2. L’unica opzione difensiva cambia radicalmente in base al Daemon equipaggiato e passa da azioni evasive come salti o teletrasporti ad altre più situazionali come salti o parate.
 
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E’ possibile equipaggiare fino a quattro Daemon, ma quelli sbloccabili sono ovviamente molti di più e per ottenerli sarà necessario esplorare le mappe, un ottimo incentivo! Come già accennato, ogni Daemon ha un gameplay a sé che meglio si adatta a seconda di nemici, conformazione del terreno e preferenze del giocatore perciò variare la propria squadra sarà importante per avanzare nel gioco.

Notare inoltre la peculiare meccanica dell’affinità, man mano che si combatte si aumenterà un indicatore che influisce in modo direttamente proporzione su certe statistiche, raggiunta una certa soglia poi sarà possibile effetturare una Manifest, ovvero evocare il Daemon, e potenziare ancora di più i propri colpi per un periodo di tempo limitato, al termine del quale la barra di affinità tornerà al valore iniziale.

GIUDIZIO FINALE

 
Dopo due titoli davvero ben riusciti, il terzo lavoro di Tokyo RPG Factory non riesce a competere con i precedenti. Pur avendo dalla sua un mondo dalla base molto evocativa, Oninaki non ha nè le atmosfere magiche di I am Setsuna né l’epicità di Lost Sphear e fallisce nel intrigare il giocatore a causa di una narrazione che manca di mordente, complice anche il già citato cast non all’altezza.
Il battle system è sufficientemente vario grazie al discreto numero di Daemon e le battaglie risultano ben bilanciate, inoltre la possibilità di variare il livello di difficoltà a piacimento, alterando di conseguenza il drop-rate degli oggetti, permette di gestirsi bene a seconda delle esigenze. Detto questo, la poca varietà di nemici proposti e l’intrinseca monotonia del sistema rischiano di annoiare ben presto il giocatore, facendo passare in secondo piano tutti i lati positivi.

Gioco testato su Playstation 4.