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7.0/10
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Oddio, e come si fa a fare una recensione di Sailor Moon che non sfoci nel più melenso degli Amarcord? Sicuramente una buona parte degli utenti ha iniziato a leggere manga sull'onda della passione per questa storica serie, tipo me, e discernere tra la bellezza dei ricordi e il valore effettivo della serie è arduo.
Ma vabbè, proviamoci lo stesso.

Sailor Moon è un anime del 1992 che parla delle avventure di Usagi Tsukino, una quattordicenne pigra e piagnucolona che grazie all'incontro fortuito con una gatta, Luna, diventa Sailor Moon, la paladina della giustizia che veste alla marinara. Il suo compito è fermare i cattivi del Regno delle Tenebre, e al suo fianco nel corso degli episodi si affiancheranno altre quattro guerriere che a loro volta prendono i loro poteri da altri corpi celesti.
Perché una storia così semplice e una serie composta praticamente solo da episodi filler è diventato uno dei più grandi successi della storia degli anime, rendendo la testolina buffa di Usagi e le sue pose plateali di battaglia un'icona della cultura popolare giapponese? Semplice: perché Sailor Moon nella sua semplicità ha rivoluzionato gli shoujo.

Sailor Moon infatti è la prima eroina per ragazze che combatte. L'obbiettivo di Naoko Takeuchi, la creatrice, fu quello di unire i majokko (gli anime con le maghette) con i sentai (i telefilm in stile Power Rangers). Il risultato fu quello di creare finalmente un idolo delle ragazzine che non fosse più una triste orfanella che, con un eterno sorriso stampato in faccia, affronta un florilegio di disgrazie per un centinaio circa di episodi, né una maga che aggiusta i problemi degli altri con il tocco di una bacchetta magica, ma una ragazza uguale in tutto alle sue spettatrici che vive delle avventure esaltanti e da cui dipende il destino del mondo, esattamente come le sue controparti maschili degli shounen.

A questo poi si unisce una caratterizzazione dei personaggi estremamente diversa da tutte le sue antenate dei cari vecchi shoujo di una volta. Usagi infatti non è una ragazzina angelicata, una santa votata al bene della sua missione suprema, un'adolescente dotata di chissà quale immenso talento a cui tutto sacrifica. Usagi è svogliatissima a scuola, i suoi unici hobby sono mangiare e dormire, è frivola, è piagnucolona e se potesse la Terra non la salverebbe mica da quanto è fifona! Insomma, ha tanti limiti che bilanciano i suoi numerosi pregi, così da renderla estremamente carismatica come personaggio e per cui è impossibile non provare simpatia. Alla sua innovativa caratterizzazione si aggiungono poi dei comprimari anche loro ben fatti e interessanti, in modo tale che ogni ragazzina potesse trovare in chi rispecchiarsi e, quindi, appassionarsi. C'è Ami, che è la secchiona e coscienza morale del quintetto; Rei, la sacerdotessa shintoista, che è quella più focosa e pronta a far notare a Usagi la sua inettitudine; Makoto che è la ragazzona dall'aspetto forte e coraggioso, bravissima tra i fornelli e fissata con il pensiero del suo ex ragazzo; infine Minako, la ragazza più avvenente del gruppo e ancora più frivola di Usagi.

A tutto questo si unisce un umorismo brioso e scoppiettante, che porta l'anime ad essere in alcuni episodi enormemente esilarante, controbilanciato da una trama di fondo che, di puntata in puntata, si rivela essere romantica e piena di melò, fino a raggiungere il suo climax nelle ultime puntate, le quali costituiscono secondo me il finale più bello e poetico di tutte e cinque le serie. Insomma i motivi per cui Sailor Moon sia diventato un successo epocale sono evidenti a tutti quelli che hanno avuto il privilegio di godere della sua visione; un successo che non ha avuto più eguali da parte dei numerosi emuli, come le Tokyo Mew Mew o le Wedding Peach.

Tuttavia, se il successo di Sailor Moon è diventato spropositato lo si deve anche alle successive serie. In questa sede bisogna soffermarci a giudicare la prima. La prima serie di Sailor Moon secondo me è un'opera che carbura lentamente. La prima metà della serie è piacevole, ma la trama di fondo è esilissima (Sailor Moon deve fermare di puntata in puntata il Regno delle Tenebre che vuole rubare l'energia agli esseri umani per svegliare la loro sovrana, stop ) e il giochino degli episodi riempitivo alla fine stanca, visto che i motivi per andare avanti a vedere l'anime sono così tenui.
Solo con l'inizio della seconda parte, quella della ricerca del Cristallo di Luna e l'arrivo di Sailor Jupiter, Sailor Moon mostra tutte le sue potenzialità. Innanzitutto la trama si fa molto più complessa e quindi aumentano i motivi per continuare a vedere l'anime; il quintetto delle guerriere si completa e quindi gli episodi si fanno più ritmati e divertenti, riempitivi compresi; tutta la serie assume un aspetto più poetico e melodrammatico, senza mai perdere i suoi momenti umoristici, fino al giungere del bellissimo finale (che vedendolo per la prima volta in TV, senza sapere che Sailor Moon avrebbe avuto non un seguito, ma quattro, ha avuto sulla mia psiche effetti devastanti).

Dal punto di vista tecnico si vede che la Toei non spese fior di quattrini per la sua realizzazione. I suoi venti anni Sailor Moon li mostra tutti, con animazioni un po' raffazzonate, sfondi che non sono certo un miracolo di dettaglio, un character design volto alla semplicità.

Dare il voto dunque è una bella sfida: i miei ricordi e l'attaccamento nostalgico che ho per questa serie mi spingerebbero a mettere 30 e lode, ma i suoi difettucci la prima serie di Sailor Moon ce li ha eccome. Metto sette visti i macroscopici problemi intrinseci, anche perché per me il punto più alto questa saga non lo ha toccato con la prima serie.