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7.0/10
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"La vita sessuale del romano aveva una sola regola di base: essere un maschio e dimostrarlo, non subire mai l'umiliazione di essere al servizio di altri, far sì che tutti gli altri servissero lui, il fiero vincitore, il soldato e l'amante che sempre e comunque vinceva, in amore e in guerra."
Eva Cantarella, Secondo Natura: la Bisessualità nel Mondo Antico, p. 278.

In un momento e in un luogo imprecisati della Roma antica, la vita di centinaia di uomini è soggetta alle leggi di un'istituzione esistente nell'arco di tutta la storia romana: si tratta dei giochi gladiatori, disputati da schiavi dalla prestanza fisica fuori dall'ordinario costretti a uccidersi l'un l'altro all'interno di una stretta gabbia approntata per far divertire e distogliere dalle problematiche reali gli abitanti della capitale dell'Impero più esteso dell'antichità. Per quei rudi campioni, l'unica possibilità di spezzare le sbarre di quella prigione e conquistare l'agognata libertà è divenire un idolo delle folle dando prova della propria forza bellica, espressione fisica di quella “virtus” dalle innumerevoli sfaccettature imprescindibile per l'autentico civis romanus.
Non a caso, “Virtus” (ウィルトゥース, Uirutouusu in originale) è il titolo di questo volume unico del maestro del fumetto giapponese Gengoroh Tagame 源五郎 田亀: nato il 3 Febbraio 1964 in una famiglia ex samuraica, Tagame inizia la sua carriera di mangaka nell'82, mentre è ancora studente presso la Tama Art University, e adotta questo pseudonimo quattro anni dopo, nell'86. Tagame è un influente sostenitore Bear e, inglobando quest'estetica nella sua produzione, è considerato da molti il miglior disegnatore di manga gay, i Bara, e ispiratore della separazione via via più netta che questo genere sta conoscendo nei confronti del Boy's Love, caratterizzato da personaggi maggiormente delicati ed effeminati. Essendo quindi esponente di una rivoluzione culturale che non è circoscritta al solo Paese del Sol Levante, quella di Gengoroh Tagame è una firma nota anche in Occidente e al di fuori della comunità ursina, tant'è che, nel 2011, una sua mostra, intitolata Gengoroh Tagame - Solo Exhibition, è stata ospitata a Parigi, e si trova apposta a due artbooks illustranti l'evoluzione del manga gay a partire dal 1950 a oggi, un'opera dall'eloquente nome Gay Erotic Art in Japan.

In “Virtus” (edito in Giappone nel 2005 per Oakla Publishing), Tagame racconta le vicende di Gaius e Crescens, il primo un aspirante lottatore, il secondo un affermato “retiarius” (combattente che si avvale di tridente e rete da pesca) diventato celebre per la sua abilità nell'arena. Chiusi in un mondo ripiegato su se stesso dove il codice d'onore e la virilità sono gli unici valori vigenti, Crescens disprezza l'atteggiamento sottomesso e timoroso di Gaius, e fa di lui il suo schiavo sessuale, costringendolo ad atti di scherno e vergogna (quale la fellatio, intollerabile da subire per un romano) perché volti a negare la sua mascolinità. Eppure le apparenze ingannano, e i due, grazie alla separazione che una perfida e gelosa matrona cerca di imporre loro, si rendono conto che l'incontro dei loro corpi ha fatto da preludio ed è scaturito, su ammissione dello stesso Crescens, da un sentimento ben più genuino e insostituibile rispetto alla mera soddisfazione sessuale. In questo modo, Gengoroh Tagame rovescia l'attenzione, pressoché esclusiva e maniacale, per il sesso, caratteristica immancabile del Bara tanto da provocargli pesanti accuse di prodotto prettamente pornografico, e imbastisce una trama arguta e complessa, con una buona introspezione psicologica quasi impossibile da prevedere considerando i primi capitoli della pubblicazione.

Come la bella introduzione firmata da Nino Giordano e Fabio Freddi non manca di sottolineare, il punto di svolta di “Virtus” risiede nell'ambientazione: documentandosi a fondo circa l'architettura romana e il sistema di reclutamento, allenamento e combattimento dei gladiatori, il sensei raggiunge il difficile e apprezzabile risultato di creare una cornice storica sostanzialmente realistica e ricchissima di riferimenti (come ai vari gradi e alle tecniche combattive che abbondano nelle pagine) e allo stesso tempo del tutto naturale da accettare, in virtù del fatto che, nonostante tutte le trasformazioni che ci separano dall'universo dell'Impero romano, neanche a noi moderni in fondo è estranea l'idea che, in un contesto di cameratismo militare, l'omosessualità ed episodi di sopraffazione sessuale esistano, a prescindere dall'etica che vige al di fuori delle mura delle caserme. Delineandosi da quest'intelaiatura, nasce un affresco di maggior respiro che dà vita a una rappresentazione più viva, più efficace, che guida coerentemente ogni singola azione degli eroi orchestrando una coinvolgente raffigurazione della società, con la sua iniqua compravendita di esistenze umane, la sprezzante e tagliente misoginia (ampiamente giustificata, in questo caso) e, non ultima, la manifestazione di un credo, quello nella virtus guerriera, che, per quanto barbaro possa apparire a chi guarda alla comunità gladiatoria dall'altra parte degli spalti, è comunque reale, pulsante, e può garantirsi obiettivi solidi e positivi.
Grazie a tutto ciò, “Virtus” si rivela un'ottima monografia, imperniata sulle vicissitudini e sulle rispettive differenze caratteriali di Crescens e Gaius i quali vivono una relazione di fortissima tensione psicologica immediatamente intuibile dal fruitore, un racconto lontano nel tempo ma quanto mai vicino e attuale nelle tematiche.

Un'altra ammirevole qualità di “Virtus” è lo splendido comparto grafico: lo stile di disegno del maestro Tagame è curatissimo (da notare sono i dettagli come le barbe non semplicemente disegnate, ma il cui folto è realizzato con singoli tratti), personale, originale e le masse corporee sono realmente statuarie, si ha davvero l'impressione di persone in carne e ossa con muscoli vigorosi e tesi pronte ad attaccare; l'unico rammarico è che i combattimenti non siano rappresentati per esteso, ma si limitino a raffigurare inizio e fine dello scontro e siano puramente funzionali alla trama; di certo dimostrano l'attenzione inusuale che Tagame ha dedicato alla narrazione, però una lieve concessione in questo senso un autore del suo calibro la poteva fare. A parte questo appunto (che ad ogni modo non inficia minimamente la lettura), “Virtus” è una vera gioia per gli occhi, sconsigliabile solo a quelli più casti poiché le scene di sesso ci sono, per quanto meno rispetto agli standard Bara.

Per quanto concerne l'edizione, lo staff di Renbooks replica la cura profusa già nell'acclamato Baciando il cielo e anche stavolta svolge un lavoro da manuale: così, “Virtus” è presentato al mercato italiano in formato rivista, con copertina rigida dall'elegante design bianco e rosso, la summenzionata prefazione che, in maniera concisa e senza orpelli, lascia subito la parola al fumetto, stampato su carta bianca e spessa- E, dulcis in fundo, la traduzione è incredibilmente scorrevole e provvista di un esteso apparato di note. Anche in questo caso, dunque, il prezzo di copertina di € 13,00 è più che adeguato.

“Virtus” segna il ritorno di Gengoroh Tagame in Italia, che ha già visto la pubblicazione di Racconti Estremi per Black Velvet, ma stavolta il maestro è accolto per il tramite di Renbooks, casa editrice specializzata in pubblicazioni GLBTQI capace di conferire il giusto spazio e merito all'opera, compito che porta felicemente a termine consegnando al lettore italiano, in una veste degna, il prodotto di uno dei maggiori artisti omoerotici giapponesi reso universale dall'influsso di Caravaggio e del marchese De Sade, che pertanto lo rende fruibile non solamente dal pubblico gay ma anche da appassionati desiderosi di ampliare i loro orizzonti, ma sempre adulti dato il contenuto sessualmente esplicito della monografia.