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Gli anni '80 sono un periodo florido e fiorente dal punto di vista produttivo dei battle shonen, non a caso i maggiori esponenti del genere come: "Dragon Ball", "Saint Seiya", "Le Bizzarre Avventure di Jojo" e altri ancora, siano sorti in questo periodo. Il duo formato da Buronson (autore della storia) e Tetsuo Hara (disegnatore), nasce "Ken il Guerriero". La serie consta di 27 volumi e di svariate edizioni nel nostro paese, ultima delle quali ad opera di Planet Manga, al prezzo di 4.20 euro.

La storia è molto semplice: a seguito di una catastrofe nucleare, tutto il mondo versa in uno stato di arida desolazione e l'umanità sembra essere regredita di molti anni tanto che, eccetto moto o Jeep guidate da briganti, non esiste più la tecnologia moderna. Nel mare del deserto il bene più prezioso diventa l'acqua e proprio nelle sue vicinanze sorgono piccoli centri abitati che, però, a causa del crollo della civiltà pre-atomica, sono soggetti alla legge del più forte a causa delle continue razzie delle varie bande criminali che vogliono imporre il loro dominio. L'unica luce di speranza nel mare della disperazione è un uomo di nome Kenshiro, unico successore della divina scuola di Hokuto, che vaga solitario attraverso le lande desolate difendendo i deboli e gli oppressi, riportando l'ordine nel caos.
La trama è molto semplice e suddivisa in due tronconi principali, il primo che si concluderà con il numero 16 mentre il secondo giungerà sino al volume 24 dove Kenshiro dovrà attraversare l'unico oceano esistente per giungere ad un misterioso continente. La divisione in due saghe non deve ingannare il lettore però: l'opera è composta perlopiù da una serie di scontri che si risolveranno nel giro di poche vignette, dove Kenshiro ucciderà nel modo peggiore possibile, il solito predone di turno per difendere la povera gente.
A lungo andare, questo porterà a momenti morti e momenti vuoti sin troppo eccessivi, visto che si conosce benissimo l'abissale differenza di forza che separa Kenshiro dai soliti banditi di turno. Buronson tenterà di ovviare a ciò, inserendo nella narrazione nemici che possono competere con la forza di Kenshiro come i suoi fratelli Toki o Raoh, peccato però che la loro saga è intervallata da una miriade di combattimenti dall'esisto scontato e dall'esigua durata. Inoltre, visto che molti manga anni '80 erano stati fatti per durare il più a lungo possibile, Buronson fu costretto a tirare fuori una seconda saga che seppur a livello strutturale sia più solida della prima, soffre di personaggi, cali narrativi e soprattutto incoerenze a livello concettuali vistose, tanto che l'autore scrive e riscrive le medesime situazioni, finendo con il generare tante confusione e contraddicendo ciò che aveva detto in precedenza.
Uno dei pochi motivi che rendono pregevole l'opera è l'enorme cast di personaggi. Sono molti e tutti con forti motivazioni alle spalle che giustificano le loro azioni, in modo da creare la giusta ammirazione del lettore verso i vari Raoh, Toki, Rei, Shin, Falco, Orca e tanti altri. I personaggi del manga nel loro agire sono legati tutti quanti chi a una persona, chi a una cosa o chi addirittura a un'ideale astratto, in questo modo anche al lettore più freddo e distaccato, almeno un paio di essi resteranno scolpiti nel cuore. L'unico problema è la gestione finale di essi da parte di Buronson, che risulta identica per quasi tutti, suscitando prevedibilità nella loro gestione.

Personaggi a parte, la fama del manga è legata soprattutto ai magnifici disegni di Tetsuo Hara, che contribuiscono a creare molta atmosfera, tanto che si può benissimo dire che l'opera si sorregge per il 70% (se non di più), su essi. Il comparto grafico è di tutt'altro livello rispetto agli shonen odierni e sarà il punto di riferimento per molti mangaka della generazione anni '80. Il tratto grezzo, sporco e ruvido riesce a creare una messa in scena post-atomica perfetta, riuscendo a passare dagli aridi ed infuocati deserti, sino alle città ricolme di vita.
I personaggi sono tozzi, massicci, esageratamente muscolosi e dall'anatomia scombussolata, ma ciò non è un difetto: l'estremizzazione delle loro proporzioni, riesce bene a rendere l'idea della vigenza della legge del più forte. Con il suo disegno, Tetsuo Hara riesce a rappresentare alla perfezione i vari combattimenti e la violenza (troppo fine a se stessa in certi momenti) che non risparmia né donne e né bambini, destinati a morire nel peggiore dei modi facendo fuoriuscire da tutti gli orifizi che possiedono fiotti di sangue.

In sostanza, "Ken il Guerriero" non è assolutamente il capolavoro paventato da molti appartenenti alla generazione anni '80, ma lo status di cult è sicuramente meritato, visto che (anche dal solo stile grafico) ha fatto da scuola per le nuove generazioni di mangaka.
Dalla sua ha un protagonista interessante, Kenshiro parla poco e non sbraita con molti eroi dei battle shonen, anzi è calmo, freddo e impassibile, combatte solo se necessario e quando scontra è pervaso da un enorme tristezza visto che non è mai contento di dover usare le sue tecniche. Come molti manga di quel periodo, però, soffre di una trama sin troppo schematica e ripetitiva, con una fase finale scialba, sottotono e spenta. Comunque sia, nonostante tutte le pecche oggettive, per gli amanti del battle shonen e delle storie epiche, resta un'opera imprescindibile.