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8.0/10
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Molte cose mi hanno colpito di questo manga, già il disegno è piuttosto particolare, rimanda più alla bande dessinée che allo stile tipico giapponese. Lo stile si adatta bene al contesto della storia, che è un altro punto di forza: un’apocalisse di ghiaccio in cui il bianco sovrasta nettamente il nero, e il gelo è quasi percepibile. È proprio il contesto ad essere il vero protagonista, per una volta le reazioni e le relazioni dei personaggi sono coerentemente determinate dall’ambiente circostante (basta con i mondi fantasy in cui i protagonisti ragionano come dei normalissimi millennials). Cannibalismo, incesto, violenza sono contestuali all’ambiente. Gli istinti primordiali di sopravvivenza e di miglioramento delle proprie condizioni di vita sono i motori di ogni azione, ma l’aspetto più interessante è l’evolversi dei rapporti sociali. Una gran massa di persone spaventate ed inerti che desiderano di essere protette, che si affidano agli elementi, una società più asservita in maniera passiva e acritica, che fa da cornice alle azioni di una rosa di personaggi che si fanno travolgere dalle proprie stesse azioni.
L’ambientazione primordiale è perfetta per sviluppare l’aspetto che più mi colpito: la creazione dei Miti. In molti tentano di dare un’organizzazione a questa società devastata, e tutti lo fanno nel modo tipico che la specie umana ha utilizzato agli albori della sua civiltà: creando Miti, potenze superiori che diventano il movente per rispettare determinate regole di comportamento. Ma la cosa che ancora più mi ha colpito è che tutti sono travolti dalle proprie stesse invenzioni, o perché non riescono a gestirle, o perché vi credono essi stessi talmente tanto da perdervisi. Ed infine il personaggio principale, completamente fuori canone, un essere completamente succube degli eventi, che verrà trascinato in ogni tipo di situazione al di là della propria volontà, che diverrà esso stesso Mito a sua insaputa, con tanto di sdoppiamento e sgretolamento della propria personalità...