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Sarò breve e sintetico: ho 'droppato' l'anime, ma ho visto sufficienti episodi per poter esprimere un giudizio su questo prodotto.

"That Time I Got Reincarnated as a Slime" è un anime mediocre partorito da un'idea abbastanza originale ma sviluppata come un generico e anonimo JRPG anni '80 di bassa lega. Parte con qualche spunto interessante che lo differenzia dalla moltitudine di isekai che hanno caratterizzato gli anni '10, ma viene subito smorzato dal succedersi degli episodi.
Abbiamo come protagonista il tipico stereotipo da isekai un po' pervertito ma dai buoni sentimenti, che viene reincarnato in un nuovo mondo come un personaggio dalle caratteristiche overpowered, con la novità che si ritroverà nel corpo di uno slime, elemento caratterizzante che dà anche il nome al titolo dell'opera. È un peccato però che questa novità svanirà dopo qualche episodio, visto che riuscirà a raggiungere forma umana, cosa tra l’altro intuibile dalla locandina dell'anime stesso o dalla prima opening. Rimuru, il protagonista, semplicemente non funziona, perché è un personaggio che non si evolve nel corso della storia. Esso è già perfetto e non conoscerà mai sconfitta, fallimento o miglioramento di qualsiasi natura. Ci troviamo infatti di fronte al classico Gary Stu che riesce a realizzare senza problemi tutto quello che si prefigge e con tutto il cast di comprimari a tesserne le lodi per questo. Quando si tratta di combattere, grazie alla sua forza senza paragoni risolve con lotte prive di pathos in maniera molto banale e sdolcinata ogni situazione che si viene a trovare, e che dalle premesse partiva molto grave e tragica. A peggiorare il tutto è la contagiosità mielosa e buonista che subisce il mondo a contatto con Rimuru, a livelli da far ordinare un cassetta di limoni a Mary Poppins.