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Ieri sera, 2 settembre 2019, sono tornato a vedere un anime al cinema approfittando dell'iniziativa di Nexo Digital e Dynit, il solito evento speciale della durata di pochi giorni in cui proiettano un film più o meno recente a prezzo maggiorato. Ragion per cui, da buon genovese, vado solo quando il titolo mi interessa molto e di certo non potevo perdermi il ritorno in scena del mitico Ryo Saeba!

Di questo nuovissimo (uscito l'8 febbraio 2019 in Giappone) film sapevo giusto che è stato un grande successo in patria e che alla regia c'era Kenji Kodama, che già si era occupato delle vecchie serie televisive, arrivate in Italia su canali secondari a causa dei contenuti ritenuti inadatti ai programmi per ragazzi delle reti Fininvest, che pure le aveva fatte doppiare.
Al termine della visione il mio giudizio può dirsi ambivalente.

Preso come film a sé stante il risultato finale è davvero mediocre: i nuovi personaggi introdotti, la cliente da salvare e l'antagonista, sono banali stereotipi visti mille volte, nonostante si sia cercato di legare il secondo al passato di Kaori Makimura, la socia di Ryo. Ma il peggio lo si riscontra nella sceneggiatura, che sembra la versione allungata di un anonimo episodio televisivo, poco sensata e ancor meno credibile: in breve dei mercanti d'armi per mettere sul mercato i loro nuovi droni da guerra organizzano una dimostrazione, una caccia all'uomo tra le macchine e il nostro Ryo Saeba nel pieno centro di Tokyo. Le autorità, pur a conoscenza del piano, decidono di aspettare che City Hunter sconfigga da solo decine di macchine da guerra. Logico no?

Ma questo "City Hunter - Private Eyes" è in realtà un prodotto pensato e realizzato per i fan dell'opera di Tsukasa Hojo, non per i novellini. Sotto questo aspetto l'opera è un vero godimento perché ripropone pedissequamente tutto quello che il fan conosce e vuole rivedere: il rapporto Ryo-Kaori, le martellate della ragazza, l'alzabandiera perenne di Ryo e tutto quello che ne consegue, fino a culminare con l'estrema figaggine del combattimento finale, dove né uomini né droni possono rivaleggiare con la mira di City Hunter! Nella pellicola compaiono in ruoli più o meno marginali tutti gli amati coprotagonisti della serie, a cominciare dal pelato Umibozu con il suo inseparabile bazooka alla scaltra poliziotta Saeko con la sua lista di bottarelle promesse al protagonista per il suo aiuto. In più gli amanti di Hojo si possono beare anche del cameo riservato alle tre sorelle Kisugi, protagoniste del precedente manga di Hojo noto anche da noi come "Occhi di Gatto" e che svelano il loro legame con il caffè Cat's Eye gestito da Umibozu e Miki.

L'effetto nostalgia è amplificato dalla furba ed azzeccata scelta di recuperare le canzoni della vecchia serie, a cui fa il paio nell'edizione italiana il recupero dei doppiatori nostrani delle prime due serie televisive.
Niente da eccepire riguardo l'ottimo livello delle animazioni, che rielaborano fedelmente lo stile di Tsukasa Hojo restituendoci personaggi indimenticabili ed un'animazione molto tradizionale, gli inserti della cg non appaiono mai fastidiosi o fuori contesto.

Dunque un buon film, divertente e godibile per gli appassionati della serie da cui trae ispirazione, che avrebbe potuto risultare migliore se gli sceneggiatori non si fossero limitati a fare il compitino, impegnandosi a regalarci una vicenda più appassionante. Solo per fan.