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6.0/10
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Recensire "Babylon" non è facile, dati i pareri discordanti, i molti temi toccati, gli stili usati… e lo è maggiormente farlo tutto senza spoilerare troppo… decisamente sarà una sfida dura, ma proverò.

I primi tre episodi iniziano come un indagine politico-poliziesca, dato che il procuratore Zen Seizaki dovrà indagare su strani suicidi, il tutto all’ombra della creazione una città, una sorta di seconda Tokio, che nasconde strani segreti. La si vuole infatti utilizzare come una sorta di laboratorio politico e le elezioni per il primo sindaco si stanno svolgendo in maniera non proprio chiara. Con il quarto episodio inizia una fase poliziesca, con l’entrata in scena della nuova assistente del procuratore, una giovane e bella ragazza tutta d’un pezzo e, contemporaneamente, diventa sempre più chiara la torbida figura di una donna affascinante e pazza. Non posso negare che, con i colpi di scena, le indagini serrate e i dilemmi filosofici mi sia sentito come in "Death note".

Attenzione: questa parte contiene spoiler

Ma poi alla fine del settimo episodio abbiamo l’omicidio della giovane assistente, compiuto sotto gli occhi impotenti del procuratore, poiché l’assassina deve scoprire cosa sia il bene, cosa sia il male, cosa sia giusto e cosa no. Inizia così l’ultima parte, in cui il protagonista diventerà il nerd più incredibile della storia della televisione, i dilemmi filosofici si espanderanno all’eccesso e il finale… vi dico solo che è davvero difficile da valutare.

Indubbiamente all’inizio la storia prende perché ben strutturata, in stile "Death note" e affronta un tema di cui è difficile parlare, ovvero quello del suicidio. Ma non la morte di un malato terminale, ma il suicidio in senso ampio, per cui chiunque deve avere il diritto di finire la propria vita in qualsiasi momento, basta che lo voglia. Il che diventa una spina nel fianco per lo stato perché allora la legge deve vietarlo? E se lo legalizza spingerà la gente a suicidarsi di più o di meno? Se queste domande vi sembrano già troppo sappiate che sono solo alcune delle domande che troverete nell’anime. Se siano domande sensate oppure troppo superficiali poiché un conto è chiedersi se sia giusto legalizzare le droghe leggere, un altro è parlare di suicidio. Anche perché sono pochi i paesi in cui è ancora considerato punibile il suicidio.

E questo è solo uno dei vari punti in cui l’autore rivela ignoranza legale, dato che una singola città come Bologna e Southampton non possono certo legalizzare il suicidio nel loro territorio… Per non parlare di un altro elemento che mi ha impressionato parecchio, ma che non ho trovato in abbastanza sottolineato ovvero il serial killer. Abbiamo infatti un'assassina che ammazza solo con la voce, al limite anche al telefono e nessuno si prende la briga di spiegare perché abbia simili poteri, perché uccida solo per chiedersi cosa sia bene, cosa sia male, per spingere il caro procuratore a risponderle. Decisamente siamo all’assurdo. Ma il peggio è che, pur in presenza di un killer al cui confronto Jack lo squartatore pare solo un principiante ci si faccia dei problemi se sia giusto ucciderla… Ma come, prima ti chiedi se chiunque abbia il diritto di uccidersi e poi non vuoi uccidere questa nuova Zodiac, così pericolosa da essere inarrestabile in tutti i sensi? Oltretutto in Giappone c’è la pena di morte. Certo tra le tante domande vi è cosa sia il bene e cosa il male e come sia davvero non semplice dire cosa siano per cui non ha torto il procuratore a rispondere che si debba davvero non smettere di cercare.

Regia eccellente, grafica davvero buona, opening troppo breve, ending mediocre. Tirare le somme non è facile poiché, se l’intento dell’autore fosse stato di imitare "Death note" direi che vi è riuscito solo in parte. Se è d’imitare "Evangelion" dato che si immagina che la legge del suicidio cambierà il mondo allora non vi è riuscito. La gran dose di superficialità rende il tutto più indigeribile e il finale in cui la novella Zodiac tampina il figlio del procuratore rende il tutto ancora più indigeribile. Ma non posso negare che a volte parlare male è meglio che non parlarne affatto poiché ci costringe comunque a riflettere per poter ribattere, a pensare alle nostre certezze ecc , per cui posso dare all’anime un sei di pietà e, a voi che siete arrivati in fondo alla recensione, segnalare i seguenti pensieri che Babylon mi ha fatto venire in mente:
Albert Camus: il problema fondamentale, anzi l’unico problema che la filosofia dovrebbe affrontare è quello del suicidio, se sia sensato vivere o no.
L’epicureismo non teme la morte ma, nemmeno la cerca, al contrario di quello che faceva lo stoicismo.
Vittorio Messori: nell’Antico Testamento non vi è una posizione precisa sul suicidio e i rabbini, semplicemente, giudicavano caso per caso.
Santa Teresina nei suoi ultimi giorni: non capisco il mondo, con tutta la sofferenza e la mancanza di Fede ci dovrebbero essere molti più suicidi.

P.S. per me è serie da vietare ai minori e alle persone molto impressionabili