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Secondo esilarante titolo della serie, di soli tre episodi. L’ambientazione è sempre quella del mondo dei "Boy Love” con spassosissime chicche che non sfuggiranno allo spettatore più attento, come la sconcertante “Boy Love University”.

Difficilmente guardo le sigle di apertura e chiusura dei drama, ma in questo caso, come pure nella serie precedente, il trash è a un livello tale da diventare un'iconica dichiarazione fashion. Imperdibile. E mi domando come abbiano potuto girare certe scene senza scoppiare a ridere sulla faccia del regista!

Protagonista è sempre Mob, il cosiddetto personaggio di contorno della storia, la cui unica ambizione sarebbe rimanere tale, scansando il destino di diventare protagonista per davvero, arrendendosi così al suo fato di compagno di un altro uomo. Infatti, è risaputo che nei "Boy Love”, tutti, ma proprio tutti, i maschi si innamorano fra di loro, senza che le spettatrici si domandino cosa ne sarà del mondo fra cinquant'anni se nessuno farà figli. Le donne, beh, si arrangiano, magari fra di loro, anche se non ce le fanno vedere.

Per quanto arreso al suo destino, alla fine della serie precedente, il nostro Mob si ritrova improvvisamente di nuovo spaiato e ricomincia immediatamente la sua operazione "contro". Ma davvero si può sfuggire alle leggi non scritte del mondo del "Boy Love”? La domanda, ovviamente, è retorica.

Protagonista principale è ancora Atsuhiro Inukai, sempre in massima forma.
La seconda serie è solo di pochissimo inferiore alla prima, probabilmente solo per il fatto che il ripetersi di un certo tipo di espressività, alla lunga, diventa un po’ stucchevole.
La storia, però, procede con nuove situazioni, una più cringe dell’altra, e il cerchio si richiude laddove si era aperto… O forse no?

Dopo aver abbondantemente sghignazzato per tutta la durata del drama, aiutata dal fatto di essere una fruitrice di contenuti "Boy Love” convinta, e di lunga data, aspetto con ansia la terza serie, che è prevista intorno alla primavera 2024.