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5.0/10
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"Il problema del viaggiare nel futuro è che, quando finalmente ci arrivi, scopri che è già diventato il presente. E il presente fa schifo esattamente come quello da cui sei scappato."

Nel 2014, lo studio "Sunrise", noto per ottime produzioni tra le quali "Gundam", sembra aver provato a cavalcare l'onda del successo riscosso con il noto mobile-suit con un'opera fondata sulle medesime premesse: il mix tra dramma bellico e "mecha". "Buddy Complex", serie animata di 13 episodi più 2 OVA rimane tuttavia un esempio da manuale di come un buon comparto e cura nella realizzazione tecnica non riesca a rimediare ad una sceneggiatura mal congegnata, ingenua e poco originale.

La serie ha il suo cardine nell'abusato strumento narrativo del viaggio nel tempo di alcuni dei protagonisti (nella fattispecie dal passato al futuro) ma casca malamente nel c.d. "bootstrap paradox" (paradosso temporale in cui un oggetto, un'informazione o una persona viaggia indietro nel tempo, diventando la causa di se stessa. In questo loop causale, l'elemento esiste senza mai essere stato creato da nessuno: ha un passato e un futuro, ma non ha un'origine). Ed è proprio quello che accade al protagonista Aoba Watase, catapultato dal 2014 al 2088 in un futuro devastato dalla guerra tra l'Alleanza e Zogilia per assurgere a ruolo di salvatore della prima compagine sfruttando una particolare tecnologia ("nice coupling") che consente a due piloti di robot di aumentare le loro capacità di combattimento attraverso la fusione delle loro coscienze, rendendoli di fatto quasi invincibili.

La gestione del loop temporale rappresenta il principale punto di debolezza della sceneggiatura. La connessione tra passato e futuro non viene costruita attraverso un articolato complesso di indizi, bensì tramite una forzatura senza spiegazioni (lasciamo perdere le teorie su MWI) degradando il salto temporale a mero espediente di comodo.
In sostanza, invece dil esplorare le ramificazioni fisiche o filosofiche del viaggio nel tempo (l'Aoba del passato perché è così fondamentale nel futuro dopo 74 anni, periodo in cui il suo sé rimasto nel passato potrebbe essere deceduto o avere 90 anni), la sceneggiatura lo riduce a un mero pretesto narrativo per giustificare lo status di "elemento fuori dal tempo" del protagonista, lasciando lo spettatore che magari ha già visto "Steins:gate" o "Noein" a porsi qualche domanda sul salto temporale, con la sgradevole sensazione di star assistendo alla visione di un puzzle i cui pezzi sono stati incastrati a forza e senza un minimo di nesso di causalità.

Se la trama dal punto di vista sci-fi presta il fianco a critiche di natura anche logica, i personaggi non brillano per tridimensionalità. Il chara development non esiste e lo spettatore si trova a vedere le gesta di soggetti di una piattezza disarmante, perché restano uguali e fedeli a loro stessi dal'inizio alla fine, nella fiera dei cliché dei battle shounen in ambito mecha.
il motivo per cui Aoba viene prelevato dal passato è il sostanziale leit motiv dell'anime: sfruttare il sistema di pilotaggio **"Nice Coupling"**, che richiede una sincronizzazione cerebrale ed emotiva totale tra due piloti. Ma per come è congegnato, evidenzia la puerilità di fondo della storia. In un contesto geopolitico di guerra globale, tra due opposte fazioni che richiamano ancora i retaggi novecenteschi della guerra tra due blocchi contrapposti simil est-ovst e guerra fredda, la tecnologia militare definitiva dipende letteralmente dal potere dell'empata adolescenziale e del cameratismo istantaneo di due liceali, co tutti i loro limiti caratteriali e immaturità, circondati da militari adulti che sembrano vivere la guerra come un videogioco e con un approccio ludico. In un contesto del genere, "Buddy complex" (il significato del titolo si comprenderà uasi subito una volta che Aoba tenterà il coupling con l'altro pilota Dio senza particolari test e allenamenti) abbandona qualsiasi velleità di "mecha" duro e maturo, trascinando la narrazione verso dinamiche relazionali superficiali e prive di quel mordente psicologico che ha reso grandi altre opere analoghe.

Senza poi dimenticare che la soluzione del coupling fa assomigliare "Buddy complex" ad una sorta di mix non propriamente riuscito tra "NGE" (spero di non essere tacciato di blasfemia) e "Darling in the Franxx", laddove *Evangelion* usa la sincronizzazione come metafora dell'angoscia relazionale e della difficoltà di comunicare, "Buddy Complex" la banalizza pesantemente, rendendola risolvibile con un test attitudinale, la semplice buona volontà e lo spirito di squadra.

Se sul piano narrativo l'opera arranca, su quello visivo i disegni e le animazioni dei combattimenti rappresentano il vero punto di forza dell'opera. La transizione e l'integrazione tra la CG utilizzata per i modelli dei mecha e i fondali a me è sembrata fluida e ben amalgamate. I combattimenti aerei e spaziali godono di una regia curata, ricca di dettagli e dinamica. Gli impatti, i fasci di luce delle armi a energia e le sequenze di attivazione del coupling sono visivamente spettacolari.

Ahimè, tutto l'impegno tecnico non sono tuttavia sufficienti per mascherare i problemi già accennati di "Buddy Complex", che si configura come un'opera di puro intrattenimento visivo che fallisce dal punto di vista dell'originalità e maturità narrativa.
È un titolo raccomandabile agli amanti del *mecha* puramente estetico e a chi cerca un'azione dinamica senza troppe pretese logiche. Per gli estimatori della fantascienza più impegnata (o impegnativa), questa serie rischia di rivelarsi un esercizio di stile tanto spettacolare quanto vuoto.