Nella vastità dell’universo, un conflitto tra gli umanoidi di Amnelia e i cyborg/chimera conosciuti come "Thiima" è ormai nella sua fase decisiva. L'ultima strategia del re era quella di creare un fighter che combinasse il potere del Thiima con il potere demoniaco di A.N (All-Nothing), il nome di un’arma in grado di annullare qualunque cosa, il cui lampo lampo aveva spazzato via il satellite Blazar dall'esistenza nella precedente guerra. Gli scienziati hanno messo a punto due caccia all'avanguardia dotati di un motore A.N. basato sull'aereo nemico ottenuto nella battaglia di Martha tra Amnelia e Blazar, chiamati Silver Hawk. Due giovani piloti, Sameluck Raida e Lutia Feen, vengono scelti per eseguire un attacco decisivo contro i “messaggeri di morte” Thiima; Re Amnelia si rivolge a loro con queste parole: "Vedrete nascere nuove vite".
 

Conosciamo meglio altri pianeti dei nostri abissi, paradossalmente abbiamo mappe più dettagliate della superficie Marte piuttosto che del 70% delle profondità oceaniche. È probabilmente con questo ragionamento in testa, lo stesso che spronava la fantasia di un Jules Verne, che nel 1987 Junji Yarita, Akira Fujita e Toru Sugawara hanno immaginato l’universo di Darius, uno spazio profondo popolato non dai soliti alieni o da flotte nemiche, bensì da creature, un po’ meccaniche un po’ organiche, dallo spaventoso aspetto di.. pesci. Magari alcuni risultano meno spaventosi di altri, ma il pensiero che ognuno di essi tragga ispirazione da animali che realmente popolano i nostri abissi, fa assumere loro un fascino diverso, rispetto ai soliti mostri di fantasia; del resto che bisogno c’è di creare alieni quando un “Anoplogastridae” è più raccapricciante di qualunque mostro tentacolare Lovercraftiano. Certo pochi si immaginavano che il boss più ostico del primo Darius sarebbe stato un Cavalluccio Marino (Green Coronatus), tendenzialmente un animale così carino e innocuo, ma l’ironia dei giapponesi sta anche in queste cose, lo shooter di Taito di distinse così alla fine degli anni ottanta dalla concorrenza di Konami (Gradius) e Irem (R-Type) diventando uno dei più grandi successi sia in sala che nelle specifiche conversioni casalinghe.
 

Dopo tre capitoli arcade ed un paio di episodi pubblicati esclusivamente per console, Taito decide per il 1997 di sviluppare un Darius con grafica poligonale, consapevole da una parte degli enormi cambiamenti che il mercato stava attraversando a metà anni ’90, ma anche per il fatto che dal punto di vista estetico Darius Gaiden era difficilmente migliorabile. G-Darius mantiene tuttavia l’ossatura bidimensionale della serie, e non potrebbe essere altrimenti, confermando sia i livelli di potenza per i power-up dei precedenti Darius che la struttura a bivi. La griglia dei livelli, che può portare a cinque differenti finali (con relativi boss) si presenta leggermente snellita rispetto a quella di Darius Gaiden, che invece ne contava sette (per un totale di 28 livelli), ma considerato il totale rinnovamento grafico così come la sempre notevole varietà dei boss è un ridimensionamento che non va a pesare sulla qualità generale dello shoot 'em up a marchio Taito.



Ai classici potenziamenti rossi, verdi e blu, che aumentano l’efficacia rispettivamente dei missili, delle bombe e della barriera in dotazione della Silver Hawk, G-Darius introduce le Capture Ball, raffigurate dal colore viola, che espandono il concetto di cattura dei midboss introdotto in Darius Gaiden. Quando un nemico viene colpito da una Capture Ball, questo viene catturato e seguirà la nostra navicella aumentando la sua potenza di fuoco, ogni nemico ha un suo specifico attacco e sta al giocatore scoprire quali potrebbero essere più utili in determinate situazioni. La cosa interessante è che anche i miniboss possono essere catturati, previo distruzione della loro armatura dorata, altrimenti la sfera gli rimbalzerà contro.
Per liberarsi poi del nostro simpatico ostaggio, prima che venga magari distrutto per i troppi colpi subiti, abbiamo due opzioni: la prima è con un’esplosione, che si attiva tramite il medesimo tasto utilizzato per lanciare la Capture Ball, la seconda è assorbirlo per caricare la potente arma a nostra disposizione, ossia l’Alpha Beam. La particolarità di questo meraviglioso attacco, oltre a causare ingenti danni di per sé, risiede nella sua facoltà di assorbire i proiettili nemici; se proviamo a scagliare il nostro raggio blu, senza troppo timore, direttamente contro il Beta Beam dei boss (di colore viola), premendo ripetutamente il tasto attacco o in alternativa tenendo premuto quello dell’auto-fire, vedremo uno scontro in stile Kamehameha con il nostro raggio che si ingrandisce sempre di più fino a riempire quasi l’intero schermo.
Questo spettacolare “scontro tra raggi” è una meccanica introdotta in Metal Black nel 1991, anch’esso di fattura Taito nonché inizialmente previsto come terzo Darius, abbattere un boss con questa tecnica è in assoluto il momento più esaltante di G-Darius.
 

Sulla scia della Cozmic Collection, Taito e il publisher ININ Games riesumano anche G-Darius pubblicandolo in Giappone nella Cozmic Revelation insieme a Dariusburst, mentre per l’occidente si è optato per un’uscita stand-alone in digitale per PS4 e Nintendo Switch nel settembre del 2021. L’opera di rimasterizzazione da parte di M2 è come sempre ottima, pur mantenendo i poligoni del 1997, l’alta risoluzione dona nuova brillantezza ad un gioco graficamente superbo ed epico in modo cinematografico (ispirando poi R-Type Delta), offrendo nei suoi quindici livelli una vasta gamma di paesaggi spaziali e pianeti sconosciuti ricchi di dettagli. La presenza invero abbastanza superflua nel pacchetto dell’originale G-Darius non fa altro che acuire tale differenza, dimostrando di come anche molti classici della prima PlayStation possano essere riproposti con dignità senza per forza ricorrere ad intere ricostruzioni. Il remaster include una serie di opzioni di regolazione dello schermo che consentono di riprodurlo nel suo formato originale in 4:3 con una gamma di sfondi e pannelli informativi, oppure in widescreen, mentre nel menu di pausa è possibile ricorrere al salvataggio istantaneo, cambiare la difficoltà del gioco, numero di vite, Capture Ball e via discorrendo. È inoltre presente un’utile galleria che elenca tutti i nemici del gioco che è possibile catturare, corredata di percentuale di completamento e suddivisa in comuni e miniboss, che illustra le loro statistiche e in quali livelli bazzicano.
 

 

Appurato che Gradius Gaiden rimane l’apice della serie di sparatutto di Taito, il suo successore G-Darius in virtù della sua variegata essenza e rinnovata estetica poligonale riesce a risultare altrettanto solido, sviluppandosi un concetto di integrità artistica e coerenza compositiva che si esprime secondo modalità anche antitetiche, di suggestioni marine e psichedeliche che convogliano in questi finali di morte e rinascita (la G sta per Genesis) in una fantasmagoria siderale pregna di suggestioni elettroniche alla Rez, con qualcosa di Be Invoked. Questi archeologi di ININ dopo che hanno riconsegnato Darius e Cotton ai moderni sistemi dovrebbero bussare al citofono dei dormienti di Irem per chiedere “lei spacciava R-Type Delta?”. In tal caso noi saremo di nuovo qui, a sparare ancora.