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Avvertenza: questa non sarà una recensione obiettiva. Non può esserlo, perché fma ha un peso insostituibile nel mio cuore, è stato il mio primo manga serializzato, ha occupato cinque anni della mia vita accompagnando il mio processo di maturazione come lettrice di fumetti e come donna. Non vuole esserlo perché continua a essere in cima alle mie preferenze e non lo sarà per precisa volontà dell'autrice.

Bene, se siete scampati al diabete che queste righe piene di miele vi avranno provocato e persistete nella volontà di leggere il mio giudizio, fate pure ma non lamentatevi degli effetti collaterali. Io vi ho avvisato.

Dunque, Fullmetal Alchemist: serie shounen di ambientazione steampunk, realizzato dall’esordiente Hiromu Arakawa, edito in Giappone da Square Enix e in Italia da Planet Manga dal 2006, invogliata dal successo che ai tempi riscuoteva l’omonimo quanto alieno anime trasmesso su Mtv. Entrambe le case editrici avevano fiutato l’affare in tempo, perché il manga che in passato passò in sordina tanto da essere scambiato per un mecha (!) o un fantasy di stampo medioevale(!!!) adesso è sulla bocca di tutti, otaku e non. Insomma, il manga merita o no un simile successo? Da parte mia, il “sì!” più gagliardo che orecchio umano possa captare.

Abbandono i panni della fangirl e medito seriamente su cosa renda popolare questa serie, la risposta è semplice: è uno shounen a tutti gli effetti ma al tempo stesso non lo è. Partiamo dal soggetto: due bambini, Edward e Alphonse Elric, fratelli di sangue quanto opposti di carattere, assistono impotenti alla morte dell’adorata madre per malattia; disperati, studiano sulle carte del padre, geniale alchimista, un modo per resuscitarla e godere di nuovo del loro affetto nel disprezzo che si tratti di un’azione proibita. La trasmutazione alchemica fallisce, tuttavia per pegno Ed deve sacrificare una gamba e in seguito un braccio per recuperare l’anima del fratello e sigillarla in un’armatura. Tempo dopo Ed decide di entrare nell’esercito nazionale in qualità di alchimista di stato per scoprire qualcosa sulla mitica Pietra Filosofale, l’unico oggetto che possa far loro recuperare dei corpi e una vita “normale”.

Effettivamente il proemio non è niente di speciale: una quest che occupi lo spazio della serie, qualcosa di semplice e non troppo pesante che giustifichi l’inserimento a go-go di vicende auto-conclusive e combattimenti. Pure il protagonista, Ed, è più shounen che si può: carino ma non figo, bambinesco nei tratti e nell’atteggiamento, spaccone, irascibile e molto portato per il combattimento, scaltro quanto basta. Però già qualcosa dovrebbe far sospettare il lettore: il protagonista non è solo. A suo fianco, di parimenti importanza, il fratello Al: non bello (il suo corpo è un'armatura inespressiva e vagamente inquietante), pacato, maturo per la sua età, sensibile, intelligente ma un po' ingenuo, talentuoso ma non genio, combatte solo quando costretto; lui sì che stona in un contesto shounen.
Diamo un occhio ai comprimari. L’eroina? Carina, ma mascolina e decisamente violenta quando si tratta di “portare” affetto al suo preferito, appassionata lavoratrice, dedica parole dolci solo alle sue “creature” meccaniche. Il rivale? Non esiste, i nemici e/o gli avversari raramente giungono a scontro diretto con i nostri eroi, e ne hanno tutte le ragioni. Il maestro? Debole fisicamente quanto forte e d’animo, spietato eppure materno nei confronti dei suoi allievi. Gli alleati? Numerosi, ben caratterizzati e di vera utilità dentro e fuori ogni combattimento. Nessuno, buono o cattivo che sia, viene lasciato indietro nel corso della trama, perfino le semplici comparse vengono astutamente ripescate. I badass della situazione sono credibili e convinti del loro operato e dispongono dello spazio necessario per evolversi, mettersi in discussione e perché no, a volte pure cambiare schieramento.

Veniamo alla materia fondante degli shounen, i combattimenti. Se in altri manga servono a mascherare per interi volumi il nulla dei contenuti, in FMA trovano ben poche pagine in relazione a quelle riservate a dialoghi rivelatori e gag. Complici le possibilità strategiche garantite dallo stratagemma dell’alchimia le botte vere e proprie sono più uniche che rare e tuttavia vengono rese di immediata comprensione dal segno “quadrato” e poco elegante ma chiaro e personalissimo della Arakawa. Nella maggior parte dei casi si combatte non per chissà quali ideali ma secondo la antica quanto valida condizione “mors tua, vita mea”, solo se costretti dagli eventi. In più pure i “comuni mortali” trovano la loro utilità in combattimento, anche se, va detto, spesso ne subiscono le conseguenze.

Infine, la trama. La ricerca della Pietra Filosofale, argomento trito e ritrito in ambito letterario, non occupa che i primi ingannevoli volumi per dare l’occasione di raccontare a una storia di più ampio respiro, pianificata e senza falle, volta a coinvolgere indirettamente ogni personaggio dello stato di Amestris, la sua politica estera e interna e le sue origini storiche. Non ho problemi a dire che in alcuni volumi, per i temi trattati e la cruenza presente in alcune tavole, la serie punti alla definizione di seinen (cito, a proposito, il bellissimo volume 15, crudo quanto verace reportage di una guerra); e quando l’atmosfera tende a farsi pesante, ecco che ci pensa la verve umoristica dell’autrice a strappare una risata e scacciare la malinconia. Tutto questo in meno di 30 volumi e senza uno straccio di capitolo filler, fatta esclusione dei primi di presentazione dei personaggi. Encomiabile.

Per convincere i più incalliti negazionisti della validità di Fullmetal Alchemist, non so cosa altro aggiungere. Concludo con un paio di note di demerito che impediscono di assegnare un tondo 10:

1)la prima, imputabile all’autrice, è la piega dozzinale che prende la storia verso la conclusione: tutti quegli elementi tipicamente shounen prima assenti e che l’Arakawa aveva abituato a non far rimpiangere compaiono in massa negli ultimi volumi, dai power-up alle onde energetiche agli improbabili attacchi di “gruppo” alle miracolose resurrezioni, si ripresentano a danno di una vicenda altrimenti perfetta, niente di insostenibile comunque;

2)la seconda è imputabile all’edizione della Panini, una delle peggiori che abbia avuto occasione di vedere (possiedo la prima): copertine fragili con ingombranti loghi di Mtv, pagine che si reggono con lo sputo e con il tempo perdono inchiostro ingiallendosi, tavole a colori stampate (male) in bianco e nero eccetera. Ho dovuto ricomprare 3 volumi perché ormai erano diventati illeggibili, e ciò è inammissibile, soprattutto per una serie che si meriterebbe almeno una stampa di qualità.