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Partiamo subito con una premessa: non confondiamo l'anime col manga! L'anime mi è piaciuto molto, ma il manga è un'altra questione.
L'attacco dei Giganti, manga shounen della Panini Comics, aveva tutte le carte in regola per poter entrare a pieno titolo nella mia rosa dei manga preferiti. Da buona amante dell'horror e del macabro, non appena letta la trama sono letteralmente andata in brodo di giuggiole: non è originalissima, lo ammetto, ma non si può negare che l'idea di base sia dannatamente intrigante. Dopo aver visto l'anime, poi, avevo la certezza che sarebbe stata una lettura appassionante e piacevole. Invece mi sono dovuta ricredere su molte cose, fino al punto da trovare a dir poco scadenti anche alcuni di quegli elementi che, nell'anime, mi erano piaciuti. Il mio consiglio, dunque, è questo: se avete già visto l'anime NON leggete il manga. La vostra stima nei confronti di quest'opera sarà destinata a calare a picco in maniera vertiginosa.

Partiamo dal presupposto che, di per sé, L'attacco dei Giganti parte col grande handicap della traduzione italiana di "titani" in "giganti", come si è già largamente discusso. Colgo l'occasione per ringraziare la Panini Comics per aver stabilito che noi italiani siamo troppo cerebrolesi per il termine "titani".

Al di là delle mere questioni linguistiche (che, in ogni caso, per me hanno sempre grande rilevanza in ambito manga e non solo), L'attacco dei Giganti è un'opera che sa conquistare, col tempo, ma che ti lascia con l'amaro in bocca: tante aspettative, forse troppe, riposte in un lavoro mediocre. Credo che se non fosse stato per l'anime non avrei mai iniziato a leggere il manga, scoraggiata dai pessimi disegni che, già dalle anteprime qui accanto in schermata, fanno bella mostra di loro, sproporzioni e occhi strabici in ogni vignetta. Non credevo possibile che i giganti potessero superare gli umani in "bellezza" ma, nel manga, ciò avviene con regolarità. I giganti sono molto ben fatti, inquietanti al punto giusto come dovrebbero essere. Gli umani, invece, sembrano tanti aborti reduci di esplosioni nucleari. Insomma, non proprio un bello spettacolo.

Ma tralasciamo anche il disegno, se vogliamo, visto che un po' tutti ci siamo lamentati su questo punto: sono consapevole di non essere in grado, da ignorante delle Belle Arti, di aprire un dibattito quando prima di me persone ben più esperte hanno già presentato i loro argomenti con ottime motivazioni. Andiamo dunque ai personaggi. Molto spesso mi è capitato di ritrovarmi magicamente dalla parte dei cattivi e anche qui, ammetto, che sta succedendo la medesima cosa. Il protagonista, Eren, è scialbo, senza carisma, senza quella x che possa distinguerlo dalla prima comparsa a caso di una vignetta qualunque del manga... insomma, del tutto anonimo. Si reputa un uomo fatto e finito per via dei dolori del suo passato, ma finisce puntualmente col farsi salvare dagli altri. L'unico protagonista, forse, che peggiora le situazioni anziché salvarle e, se non fosse per un misterioso potere random nato in lui chissà come (ed evito ulteriori spoiler), sarebbe persino più inutile di mia nonna nei 100 mt alle Olimpiadi. Superfluo dire che ho desiderato la sua morte a ogni numero, ma tant'è che è riuscito sempre magicamente a salvarsi, merito della sua amica d'infanzia perdutamente innamorata di lui, Mikasa, e del suo ancor più inutile amico, Armin. Anche su di loro potrei scrivere un bel po'. Mikasa, una delle più forti e promettenti speranze dell'umanità, le cui abilità tuttavia sono sempre assecondate al bene di Eren (motivo per cui, anche lei, molto spesso è più inutile che altro). Armin, il classico personaggio apparentemente asessuato, il cui unico scopo nella vita è pianificare strategie banalissime ma che per chiunque nel manga, anche per i veterani dell'esercito, sono indice di una geniale mente eccelsa. Evidentemente, se con individui del genere l'umanità non si è ancora estinta, è un vero e proprio miracolo! Alcuni personaggi secondari, come spesso accade, sono ben più interessanti di quelli principali: cito Levi, ben più famoso e amato di Eren, Hannes, o ancora Jean, Hansie, tutti personaggi che meriterebbero più spazio, talmente popolari da spingere lo stesso Isayama a produrre degli spin-off o degli OAV su di loro.

Per quanto riguarda i punti forti del manga, sono sicuramente l'atmosfera claustrofobica e inquietante, la trama criptica (sebbene ultimamente stia diventando leggermente monotona anche quella), il mistero che aleggia in ogni numero. Sto continuando a leggere il manga solo per tutti questi elementi che, nonostante tutti, mi fanno chiudere un occhio sul lerciume elencato sopra.

Concludendo, la media è del cinque e mezzo e, per amore dell'anime, arrotondo per eccesso con un sei: peccato, un vero peccato. Spero che la seconda serie dell'anime riesca a sollevarmi il morale, compensando le carenze del manga.