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    Sei anni dopo “The World of Us” e “The House of Us”, Yoon Ga‑eun torna al Far East Film Festival con il terzo capitolo della sua trilogia sull’infanzia e l’adolescenza, confermandosi una delle voci più sensibili del cinema coreano contemporaneo.

    Jooin ha diciassette anni, è la più vivace e irresistibile della classe, ed è anche una sopravvissuta ad abusi sessuali. Quando una petizione scolastica sulla scarcerazione di un pedofilo fa emergere se1 [ continua a leggere]
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    Diretto da Akira Nagai, il film è basato sull’omonimo romanzo di Katsuhiro Go e inizia con una premessa semplice: Suzuki, un uomo dall’aspetto trasandato, viene fermato dalla polizia e durante l’interrogatorio comincia a predire esplosioni di bombe in giro per Tokyo. Ma quando la prima bomba esplode per davvero ad Akihabara, le cose si complicano.
    Da quel momento il film diventa un duello psicologico a tempo, con Suzuki che si rifiuta di forni1 [ continua a leggere]

    8.0/10
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    In questa pietra miliare del cinema gay, l’attore Daniel Fernando è Pol, un ragazzo povero di provincia che, abbandonato dal suo amante americano, è costretto a trasferirsi a Manila per mantenersi e mantenere la famiglia, finendo nel mondo dei ballerini erotici, della prostituzione e della droga. La storia è semplice, quasi elementare, ed è esattamente lì che il regista Brocka vuole andare a parare.

    Quello che rende il film interessante è il su1 [ continua a leggere]

    8.0/10
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    Film sudcoreano di genere drammatico‑fantastico, scritto e diretto da Kim Tae‑yong e liberamente tratto dal romanzo giapponese “Le volte in cui puoi mangiare la cucina di tua madre sono 328” di Sora Uwano.
    Ha‑min, diciottenne, comincia improvvisamente a vedere un numero ogni volta che mangia i piatti cucinati dalla madre, e il numero scende di uno a ogni nuovo pasto. Convinto che si tratti di un conto alla rovescia verso la morte di lei, si al1 [ continua a leggere]
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    È un film sulla solitudine di un anziano vedovo alle prese con le vicissitudini della vita e sul coraggio di continuare a lottare. Ha venduto il suo appartamento ed è pronto a partire per il Canada dal figlio maschio. L’unica cosa che non riesce a cedere è la sua amata vecchia Mercedes color champagne, ultimo legame con la moglie defunta e con una vita che non tornerà.
    I dissapori con i figli e l’incontro con una potenziale acquirente transgen1 [ continua a leggere]
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    Un timido studente appena arrivato in una nuova scuola si innamora della ragazza più popolare della classe: premessa classica del seishun eiga, il film adolescenziale giapponese per eccellenza. Ma Hiroki Ryuichi, presenza fissa al Far East Film Festival, non ha alcuna intenzione di restare nei confini del genere.

    Il suicidio del bullo Akira non è che l’inizio: qualcosa non va in questo microcosmo giovanile, e i personaggi non sono affatto quell1 [ continua a leggere]

    8.0/10
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    Con questo lungometraggio d’esordio — espansione del suo omonimo cortometraggio premiato con l’Orso d’Argento alla Berlinale 2020 — il regista filippino Rafael Manuel costruisce un’opera di rara coerenza formale e politica. Il film segue Isabel, diciassettenne che lavora come “tee-girl” in un esclusivo golf club di Manila, e attraverso di lei esplora le disparità di classe postcoloniali che attraversano le Filippine.

    Manuel ha scelto l’inusuale1 [ continua a leggere]
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    La Daiei Film voleva la sua fetta del mercato kaijū, e Yuasa le consegnò una tartaruga gigante volante e sputafuoco. Il film si ispira esplicitamente a “Godzilla” di Honda Ishirō, sia nello stile che nell’impianto narrativo, ma introduce elementi propri: un’attenzione marcata alla fantascienza, al ruolo della scienza e, sullo sfondo, la Guerra Fredda come minaccia sempre presente.
    L’invincibilità apparente di Gamera costruisce un senso di peri1 [ continua a leggere]

    7.0/10
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    Una città di provincia asfittica, tre famiglie disfunzionali, una scuola senza troppe prospettive: è in questo vuoto che Hidemi, Miruku e Iwakuma sognano una via di fuga. Il piano di fondare un club scolastico per coltivare e spacciare marijuana, a dispetto delle rigide leggi giapponesi sulle droghe, è tanto assurdo quanto inverosimile, ma la disperazione che lo alimenta è tutt’altro che comica. Il regista Koyama — che firma anche sceneggiatura1 [ continua a leggere]

    10.0/10
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    Il più recente film del regista giapponese è un capolavoro di silenziosa disperazione e un toccante memoriale per la colonna sonora di Ryuichi Sakamoto.

    Dopo la parentesi internazionale di "Le verità" e "Le buone stelle" (rispettivamente prodotti in Europa e Sud Corea) Hirokazu Kore-eda torna in Giappone con "L’innocenza" ("Kaibutsu"), film che per la prima volta non si avvale di una sceneggiatura scritta dallo stesso autore, bensì dallo sceneg1 [ continua a leggere]
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    Hirobumi Watanabe, maestro della comicità stralunata e dell'indie a bassissimo budget, decide di cimentarsi con il genere horror in "The Scary House". O, per essere precisi, decide di camminare con disinvoltura sul confine tra l’horror e la parodia dell’horror, finendo inevitabilmente per sconfinare nella seconda.
    La produzione, come da tradizione watanabiana, è snella e casalinga: pochi attori, una location polverosa e un'atmosfera volutamente1 [ continua a leggere]

    7.0/10
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    "A Bad Summer" di Jojo Hideo dipinge una torbida estate nipponica, soffocante di ipocrisie e cadute morali, adattando il romanzo di Somei Tamehito con una regia che alterna intuizioni felici a scelte meno convincenti. Protagonista è Sasaki (Kitamura Takumi), un giovane funzionario dei servizi sociali che, spinto dal desiderio di "fare la cosa giusta", si ritrova coinvolto in un vortice di corruzione e inganni.
    La vicenda si apre con una denuncia1 [ continua a leggere]