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Se dovessi stilare una lista personale delle migliori serie d'animazione invernali del 2014, collocherei Tonari no Seki-kun sul podio, senza pensarci due volte, e forse non senza suscitare un po' di sorpresa: in fondo come potrebbe spiccare, in un mare di uscite stagionali, proprio un titolo da circa sette minuti a episodio, con delle premesse così 'banali' e alcun tipo di aspettativa a suo seguito? La risposta è racchiusa in certe qualità che questo gioiellino possiede tutte, e che di questi tempi è raro trovare perfino nelle opere più attese dal pubblico.

L'idea di Takuma Morishige, autore del manga, è di un'efficacia invidiabile, per la capacità di far convivere due fattori che di solito non vanno a nozze, cioè freschezza e semplicità: il meccanismo comico dell'opera funziona a meraviglia senza dover spingere al limite espedienti tipici del genere quali il nonsense o un ampio cast di personaggi fuori di testa. La situazione che ci si presenta, per quanto sia buffa, non può non ricondursi all'esperienza che un po' tutti, da 'bravi studenti', abbiamo provato, fin dalle elementari, e perché no, anche alle superiori, nel fare del nostro banco di scuola un vero e proprio banco 'da lavoro'. Insomma, alzi la mano chi non si sia mai messo a giocherellare con gomme, matite, righelli o qualsiasi altro prodigioso articolo di cancelleria dimenticato sul fondo del nostro astuccio, durante una spiegazione particolarmente pesante. La sensazione di familiarità è tangibile, magari molto più a noi che non ai ragazzi giapponesi, sottoposti a una maggiore disciplina e ancor meno liberi di concedersi i medesimi svaghi del protagonista. Non a caso il suo nome è Seki (in giapponese 'seki' vuol dire proprio 'posto a sedere'), e lo sentiremo spesso riecheggiare nella testa della sua vicina di banco, Rumi Yokoi, che assisterà agli 'attacchi d'arte' del taciturno giovanotto, beccandosi accidentalmente anche qualche ramanzina al posto suo. La curiosa intesa che si viene a creare in questa coppia dà vita a scenette deliziose, inserite nella seguente routine: la lezione è in corso, lei volge lo sguardo alla sua sinistra, e come al solito vede lui che è tutto intento ad armeggiare con qualcosa, a volte addirittura giocattoli che nessuno si sognerebbe di portare a scuola. Lei dapprima è infastidita dalla cosa, non può proprio tollerare un comportamento così infantile e inopportuno, che per giunta rischia di distrarla dalla spiegazione. Ma proprio non riesce reindirizzare l'attenzione al sensei, perché Seki-kun le ha fornito l'ennesima irresistibile occasione per dare sfogo alla sua immaginazione, animare quelli che non le appaiono più come dei semplici oggetti, raccontarne i sentimenti e le epiche gesta. È a quel punto che all'ingegno di lui si combina la fantasia di lei, accrescendo nello spettatore una genuina immedesimazione e un senso di complicità nei loro confronti. Yokoi-chan e Seki-kun sono qui a ricordarci che la nostra la capacità di spazzare via i momenti di noia è più grande di quanto pensiamo, che basta davvero poco per innescarla, e che non si dilegua assolutamente col passare degli anni, ma si è solo meno inclini a risvegliarla. In fin dei conti, la più sciocca e infantile delle nostre invenzioni mentali è proprio la noia.

Delle situazioni proposte in queste tredici puntate - a cui spero seguiranno delle altre - è apprezzabile, oltre all'innocente ma imprevedibile comicità, anche l'andamento. A dispetto della brevità, nessun episodio si traduce in una visione effimera e ognuno di essi lascia soddisfatti, desiderosi di gustarsi i seguenti, cosa che non avviene in molte short series penalizzate da contenuti inconsistenti quanto il minutaggio. Inoltre, qualche gradito cambio di scenario (ad esempio in laboratorio o in piscina) e il coinvolgimento efficace di alcuni comprimari sventano definitivamente il rischio monotonia. I meriti non finiscono qui: un bel plauso va in particolare a Kana Hanazawa, che dona la sua voce alla protagonista, con un'interpretazione simpaticissima e galvanizzante, oltre che fondamentale, se non unico, strumento di narrazione; e poi ci sono le sigle, divertenti e geniali, perfettamente in linea con l'anime, quasi da essere considerati episodi a parte. Il mio giudizio finale su Tonari no Seki-kun è pertanto molto buono, trattandosi non soltanto della consueta 'piacevole sorpresa', ma di qualcosa di davvero diverso e di spensierato come non se ne trovano molte oggigiorno.